"Non è una campana che offende le donne vittime di quel dolore inguaribile, ma il silenzio assordante che umilia la loro dignità e quella dei loro piccoli ."

Ufficio Stampa

Associazione Non Si Tocca la Famiglia

La consigliera delle Pari Opportunità della Regione Liguria, Laura Amoretti, ha scritto una lettera di “protesta” a Papa Leone XIV per denunciare questo gravissimo atto del Vescovo di Sanremo, pensate… quello di far suonare una campana ogni giorno, alle ore 20 per ricordare gli innocenti morti a causa di aborti spontanei o volontari.

Noi di Non Si Tocca La Famiglia, abbiamo preparato una lettera per lei, perché c’è un’oggettività nelle cose che accadono, rispetto le quali corre l’obbligo di elaborare una posizione chiara perché non vi sia, rispetto a certi argomenti, un pericoloso non detto, per esempio sul presunto diritto all’aborto, che cammina insieme a quell’imposizione del pensiero unico ricorrente, in grado di trasformare lentamente la menzogna in verità, se non ci si sottopone continuamente alla fatica della ricerca e della critica.

Come Non Si Tocca La Famiglia, desideriamo parlare a quella sinistra dei “diritti per tutti “tranne che per quelli “che non hanno voce”.


 

Gentilissima Consigliera Laura Amoretti,

Le scriviamo in qualità di genitori, educatori, Dirigenti Scolastici, e semplici cittadini, che dal 2013 si spendono sui grandi temi al cuore dell’umano, famiglia, vita, libertà di educazione, desideriamo confrontarci con quanto da lei scritto al Santo Padre, sulla campana che suona per i bambini non nati.
Confrontarci nel merito oggettivo delle questioni, argomentare non sulla base di slogan che riecheggiano richiami importanti al rispetto dell’umano, ma purtroppo solo per alcuni umani, assunti a stendardo di certe battaglie.

Dispiace che al di fuori di esse, una fetta di quell’umano è volutamente silenziata, taciuta, in questo caso quella di chi non ha visto rispettato il diritto di vivere e vedere la luce, subendo violenza nella stagione più indifesa dell’esistenza, e la fetta di umanità rappresentata da quelle donne, costrette a compiere atti tanto efferati come la soppressione di una piccola vita, perché profondamente sole e disperate.

Seguirle con cura, con amore, con fervente affetto, vuol dire rispettare i loro diritti ad essere felici, offrendo serie e concrete alternative per non doversi pentire dopo, di scelte dolorosissime da cui poterle proteggere garantendo loro, anonimato, cure, sostegno economico, fiducia, e aiuto concreto da parte di chi ha scelto di non investire sulla morte ma sulla speranza di cui è portatrice sana, ogni vita nascente.

Gentilissima Consigliera, lei ha scritto al Papa dicendo cose apparentemente giuste, ma non ha espresso una sola parola per dire quali concrete iniziative portate avanti per intercettare quel disperato bisogno di presenza solidale, che urla invece assenteismo quando garantisce solo l’aborto e non il supporto dovuto per evitare di vivere quel lutto che non elaboreranno mai.

Non si tratta solo garantire la libera scelta al presunto diritto al delitto, ma è quella concreta azione di vicinanza a tutte le donne, che riconosce in quella matrice della vita violentemente recisa, le cicatrici indelebili che porterà quella fetta di umanità femminile costretta ad arruolarsi in una guerra contro sé stessa, contro le sue stesse viscere. 
È una violenza biologica e non fa sconti, la natura che ha consegnato la pozione della vita alla morte, si ribella.

Potremmo allegarle migliaia di testimonianze del pentimento di quante donne rimaste sole con l’unica opzione dell’aborto, dicono con dolore e rimpianto che se qualcuno le avesse seriamente aiutate e prese in carico, non avrebbero fatto ricorso ad una pratica così disumana.

Potremmo allegarle altre migliaia di testimonianze che raccontano la gioia di essere state salvate anche all’ultimo momento da questo dramma e di guardare a quei figli avuti, come l’unica cosa che con orgoglio reputano il vero successo della loro vita.
Nelle confessioni raccontano tanti sacerdoti che tutte si pentono dell’aborto, ma neanche una si pente di aver avuto un figlio.

Se davvero abbiamo a cuore la costruzione di una società che non consegni alle donne una ferita così terribile che segnerà per sempre la loro esistenza, dobbiamo agire con azioni e soluzioni alternative concrete come tutte quelle che vedono per esempio, nelle culle per la vita, nei centri di aiuto alla vita, nelle centinaia e centinaia di volontari nei centri di ascolto, la vera alternativa per colmare quel vuoto di solitudine, e aprire le finestre della speranza.

Comprendiamo che non abbiate il coraggio di parlare dei minuscoli esserini frullati dentro gli aspiratori previsti dalle procedure abortive, perché è argomento talmente brutale e devastante che difatti non se ne può parlare…tanto disturba la parte più vera di qualunque essere umano… e rimane fuori da ogni vostra lettura del problema dal momento che su quel dramma campeggia solo la parola diritto, ma questa parola tenta solo di edulcorare il dibattito, purtroppo la realtà è durissima e non viene resa meno dolorosa se taciuta, silenziata, giustificata da parole, o da propagande, perché comunque incide irrimediabilmente nelle corde più profonde che abitano il cuore di ogni essere umano.

Cara Consigliera, non è una campana che suona ad offendere o turbare le migliaia di donne vittime di un sistema individualista che le consegna a quel non senso, ma è il silenzio assordante su di loro, che le offende, che offende la loro dignità di cui invece dovremmo farci carico con grande coraggio.

Anche il Papa nel discorso al Corpo Diplomatico della Santa Sede il 9 gennaio scorso ha sottolineato con forza: ” il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste c’è l’aborto, che tronca una vita in crescita e rifiuta di accogliere il dono della vita.
In tal senso, la Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro” e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie. L’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita».
Saremmo lieti di incontrarla per confrontarci nel merito e trovare insieme a moltissime altre realtà, delle soluzioni possibili a tutela delle donne e dei bambini, prima di doverli chiamare “non nati”, “nessun bambino è un errore o è colpevole di esistere» lo ha detto a gran voce anche Papa Francesco un anno fa nello stesso discorso al Corpo Diplomatico.
Quella campana le ricordi ogni giorno, quante preghiere si innalzano al cielo per quelle madri che non hanno intercettato aiuti nella disperazione, per i loro piccoli volati via e ai quali chiediamo di proteggere le proprie mamme, perché non si arrendano al dolore, ma al perdono che le attende, si ricordi a quel rintocco che non ne basteranno cento, mille, per poter ricordare tutte le vittime, mamme e bambini, vittime di un sistema che fa presto a eliminare, anziché sostenere la fatica di proteggere.

Roma 20 Gennaio 2026
Giusy D’Amico

a nome di tutto il direttivo dell’associazione Non Si Tocca La Famiglia.