Un po' troppo
“oltre lo sguardo”:
la deriva di una scienza sacrificata all’ideologia
I rischi di una medicina inclusiva ma non scientifica: il caso “Alan-Anna” nell’ambito della guida "Oltre lo sguardo"di Sip e Acp
di Tommaso Di Pietro - Ufficio Stampa - Associazione Non Si Tocca la Famiglia

L’ass. Non Si Tocca La Famiglia esprime il suo pieno sostegno alle parole della Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Marina Terragni, in merito al suo pronunciamento sul controverso caso di transizione sociale “Alan-Anna” contenuto nella discussa guida recentemente pubblicata dalla Società Italiana di Pediatria (Sip) e dall’Associazione Culturale Pediatri (Acp), dal titolo Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente.
Nelle quaranta pagine del documento, gli autori presentano la guida come uno strumento di supporto informativo rivolto ai pediatri nella loro pratica clinica, con l’obiettivo di promuovere un approccio ritenuto più accogliente nei confronti di bambini e adolescenti che sperimentano problematiche legate all’identità di genere, all’orientamento sessuale, alle famiglie omogenitoriali e alle condizioni intersex.
Tra i casi esemplificativi riportati nella guida figura quello di Alan, un bambino biologicamente maschio che, all’età di tre anni, manifesta un’identificazione femminile chiedendo di essere chiamato “Anna”. Di fronte a questa richiesta, i genitori si rivolgono al pediatra, il quale riconduce il caso a una condizione definita dalla guida come “varianza di genere”, descritta come un’esperienza transitoria o persistente di mancata identificazione nel genere attribuito alla nascita. Secondo la ricostruzione proposta nel documento, il bambino viene accompagnato in un percorso di affermazione sociale che, all’ingresso nella scuola primaria, conduce anche all’attivazione di una carriera alias per superare le criticità legate all’utilizzo del nome anagrafico e ad altri aspetti della vita scolastica.
Riteniamo che si sia effettivamente andati un po’ troppo “oltre lo sguardo”.
A nostro avviso, il documento presentato da Sip e Acp non poggia su una base di scientificità sufficientemente solida e rischia di esporre un bambino in età prepuberale a un percorso che richiede la massima prudenza per le possibili conseguenze sul suo sviluppo futuro. Scrive a tal proposito la dott.ssa Marina Terragni: «L’idea di avviare la carriera alias per un bambino di tre anni appare sconcertante, per quanto in linea con gli standard di cura di Wpath e di altre associazioni transgender e LGBTQIA+ […]. Ma gli standard di cura di Wpath […] non offrono sufficienti garanzie di scientificità, garanzie da cui una società scientifica come quella dei pediatri italiani non dovrebbe prescindere» (Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, 2026).
La Garante prosegue osservando come la confusione identitaria possa rappresentare un’esperienza frequente durante l’infanzia e l’adolescenza e richiama il principio di prudenza evidenziato dalla Cass Review del 2024, secondo cui le decisioni riguardanti l’eventuale transizione sociale dei bambini in età prepuberale dovrebbero essere precedute da una tempestiva valutazione da parte di professionisti clinici esperti. Nel suo intervento, Terragni sottolinea inoltre che, in molti casi, tali situazioni possono evolvere spontaneamente senza rendere necessario un precoce percorso di affermazione sociale.
GenerAzioneD riporta inoltre un’ulteriore riflessione della presidente della Società Austriaca di Pediatria, Daniela Karall, secondo cui «una terapia a esito aperto rivolta a un giovane che vive un’incertezza nei confronti del proprio corpo non è una terapia di conversione. Essa rappresenta un’espressione di presa in carico della situazione, di rispetto, di umanità e di responsabilità professionale» (GenerAzioneD, 2026). Un richiamo che ben esprime la necessità di accompagnare il minore con rispetto, discernimento e responsabilità professionale, mantenendo sempre al centro il suo superiore interesse.
Alla richiesta di prudenza avanzata dalla Garante si è unita anche l’iniziativa parlamentare del senatore Maurizio Gasparri, che ha reso noto di aver presentato un’interrogazione al Ministro della Salute con cui ha sollecitato il Governo ad avviare «un ampio dibattito scientifico, che tenga conto delle più recenti acquisizioni scientifiche internazionali sul tema della disforia nei bambini e nei ragazzi, tenendo saldamente al centro il superiore interesse del minore» (Sui Tetti, 2026).
Ci uniamo alla Garante nella speranza che si possa giungere a un dibattito scientifico serio, multidisciplinare ed estraneo a condizionamenti ideologici, al fine di custodire, proteggere e accompagnare realmente i nostri figli nei loro momenti di difficoltà, senza offrire risposte preconfezionate, ma lasciandoci guidare da un sapiente discernimento e da una maggiore prudenza di fronte a decisioni che possono incidere profondamente sul loro percorso di crescita. Riteniamo pertanto necessario valutare con rigore le linee guida presentate dalle associazioni già citate, verificandone la coerenza con le più recenti evidenze della letteratura scientifica internazionale e mantenendo sempre al centro il superiore interesse del minore.
L’ass. Non Si Tocca La Famiglia continua la propria battaglia per la tutela e la difesa delle famiglie e dei figli in ogni ambito – educativo, sociale ed esistenziale – affinché l’integralità della persona umana, con la dignità e la verità di cui è portatrice, possa rappresentare sempre il criterio fondamentale nell’orientare ogni decisione politico-istituzionale.
Roma, 14 luglio 2026
Tommaso Di Pietro – Ufficio Stampa Non Si Tocca La Famiglia
Bibliografia