Transizione di genere percorso senza ritorno : se ne accorge anche Panorama

La transizione di genere medicalizzata sui minori sta mostrando conseguenze gravi sul piano sanitario e psicologico, tanto che diversi Paesi stanno facendo marcia indietro e introducendo limiti severi all’uso di bloccanti della pubertà e ormoni cross‑sex.

Come Non Si Tocca La Famiglia insieme agli amici dell’Osservatorio di bioetica di Siena, da anni  abbiamo lanciato un  Manifesto scientifico Europeo, sul rischio del contagio sociale per i minori attraverso la propaganda gender che  vorrebbe anche impedire la libertà di parola a chi si oppone alla narrativa di far credere ai più confusi di essere nati nel corpo sbagliato.

 Tra le  adesioni ricevute a livello internazionale per denunciare con un Manifesto Scientifico, la propaganda transattivista ai danni di bambini e ragazzi , si è unito a noi il Messico, dopo la sottoscrizione del Belgio, Francia, Italia, San Marino, Ungheria e Polonia che hanno  condiviso il Documento negli ultimi anni.

 Sempre più frequentemente media, medici, e famiglie denunciano gli impatti duraturi e irreversibili sulla salute dei giovanissimi sottoposti ai trattamenti medico-chirurgici della terapia cosiddetta “affermativa”. 

La transizione di genere medicalizzata sui minori sta mostrando conseguenze gravi sul piano sanitario e psicologico, tanto che diversi Paesi stanno facendo marcia indietro e introducendo limiti severi all’uso di bloccanti della pubertà e ormoni cross‑sex.

I reportage di Panorama (gennaio 2026) raccontano storie di adolescenti che, dopo aver intrapreso la transizione con farmaci e interventi chirurgici, si trovano a fare i conti con effetti irreversibili e, in diversi casi, con il pentimento per decisioni prese quando la loro identità era ancora in formazione. La pubertà, ricordano i medici, non è un interruttore che si accende e si spegne: bloccarla con triptorelina e proseguire con ormoni maschilizzanti o femminilizzanti significa impegnare il corpo in un processo che di fatto non consente di tornare indietro.

Molti ragazzi arrivano ai centri di “affermazione di genere” già segnati da altre fragilità: disturbi dell’apprendimento, autismo, Adhd, disturbi alimentari, depressione, disturbo borderline di personalità. Spesso, invece di un lavoro psicoterapeutico approfondito, ricevono diagnosi rapide di disforia e un accesso sorprendentemente facile a farmaci potenti, in alcuni casi persino procurati autonomamente via web.

Gli articoli descrivono con chiarezza i rischi della terapia ormonale: il testosterone aumenta il pericolo di malattie cardiovascolari, ipertensione, tossicità epatica e tumori del fegato, altera il profilo lipidico, può scatenare ansia, depressione, turbe del comportamento e un eccessivo aumento della libido. Gli estrogeni, invece, espongono a trombosi venosa, embolia polmonare, ritenzione idrica, depressione e astenia, oltre a ridurre la libido, far scomparire le erezioni, ridurre il volume dei testicoli e determinare infertilità permanente.

La triptorelina, usata per bloccare la pubertà già a 9‑10 anni, rallenta la maturazione ossea, riduce la densità e la mineralizzazione dell’osso e incide sulla statura, con possibili condizioni di fragilità difficilmente recuperabili. Non a caso, ispezioni ministeriali hanno contestato a centri come il Careggi di Firenze la mancanza di adeguati percorsi psicoterapeutici e psichiatrici prima della prescrizione, così come l’assenza di neuropsichiatri infantili strutturati e di relazioni aggiornate all’Aifa sui trattamenti in corso.

Panorama evidenzia come molti casi di disforia insorgano improvvisamente in adolescenza, spesso nel periodo o subito dopo il lockdown, in un contesto di forte disagio giovanile e sovraesposizione ai social, dove influencer raccontano passo dopo passo il proprio “percorso di transizione”. In questo clima, a non pochi genitori viene posta la domanda ricattatoria “preferisce un figlio morto o una figlia trans?”, nonostante il Garante per l’infanzia e diversi psicoanalisti ricordino che non esistono prove scientifiche solide che le cure farmacologiche riducano il rischio di suicidio rispetto a un accompagnamento psicologico vigile.

Le testimonianze raccolte parlano di madri e padri spaventati, spesso esclusi dal percorso, che vedono i figli affidati a équipe in cui cambiano continuamente i referenti e in cui la prudenza sembra cedere il passo all’ideologia dell’“affermazione di genere ad ogni costo”. Molti ragazzi, dopo mesi di ormoni, non registrano benefici psicologici significativi ma iniziano a manifestare i primi segni di danno fisico, come la riduzione della densità ossea e disturbi alimentari o psichiatrici aggravati.

Mentre in Italia regna ancora un “far west” normativo, altri Stati hanno scelto di tirare il freno a mano. Il Regno Unito ha chiuso la clinica Tavistock, che per anni ha somministrato bloccanti della pubertà a centinaia di minori anche di 3 anni, e nel 2024 ha imposto una stretta sull’uso della triptorelina per gli under 18.

La Finlandia, seguita da Norvegia, Svezia, Francia e Paesi Bassi, ha rivisto in senso restrittivo i protocolli, limitando l’impiego di bloccanti e ormoni ai soli casi sperimentali ben sorvegliati, con priorità agli interventi psicologici. Negli Stati Uniti, il Dipartimento federale della Salute guidato da Robert F. Kennedy Jr. ha annunciato il divieto a livello nazionale degli interventi farmacologici e chirurgici di transizione sui minori, definiti pratiche non sicure, irreversibili e potenzialmente fonte di danni permanenti, con previsione di pesanti sanzioni penali per medici e strutture che li praticano.

Nel nostro Paese un disegno di legge (ddl 2575 Roccella‑Schillaci) prova a introdurre un registro delle terapie, il controllo di un comitato etico e l’uso della triptorelina solo in protocolli sperimentali sorvegliati, ma il percorso è ancora in corso e intanto si moltiplicano casi come la tredicenne di La Spezia, autorizzata dal tribunale a cambiare sesso e nome in assenza di una cornice legislativa chiara. Lo stesso Garante per l’infanzia sottolinea la priorità di un trattamento psicologico serio e denuncia l’abuso della retorica emergenziale sul suicidio per spingere famiglie fragili verso decisioni drastiche.

Come associazione “Non Si Tocca la Famiglia” evidenziamo con forza l’esigenza di difendere i minori da una medicalizzazione precoce e sperimentale del disagio, che altri Paesi stanno riconoscendo come pericolosa e stanno restringendo con leggi severe.

Proteggere i bambini e gli adolescenti significa prima di tutto offrire ascolto, sostegno educativo, percorsi psicoterapeutici e un serio discernimento, rifiutando protocolli che trasformano il corpo in laboratorio ideologico e che lasciano sulle spalle dei giovani il peso di scelte irreversibili prese troppo presto.

Invitiamo tutti a consultare e firmare , per sostenere l’appello-manifesto presente sul sito www.accompagnareibambini.it che sulla scorta di quanto lanciarono Belgio e Francia, si continui a gridare a questo scandalo sui minori.

I bambini non sono cavie da laboratorio con loro non si può sperimentare” questa frase la gridò Papa Francesco quando parlando del gender tuonava con queste parole per fermare quella invasione ideologica che stava travolgendo la vita di tante identità incerte in via di sviluppo .

Dopo aver registrato i danni inenarrabili compiuti in quelle cliniche come la Tavistock di Londra , chiusa dopo lo scandalo di cure invasive a livello farmacologico e chirurgico operate su minori , ancora si fa fatica a diffondere la necessità di bloccare questa onda anomala, che proponendo con troppa facilità cure ormonali, si prospettano danni irreversibili per i quali non potremmo dire un giorno , che non era stato detto, che non avevamo gridato nelle piazze, sui giornali , nei palazzi del potere , che tutto questo andava fermato con estrema urgenza.

Vi invitiamo a diffondere il manifesto oltre che firmarlo, come cittadini, medici, docenti, visitando il sito www.accompagnareibambini.it

Ufficio Stampa Non Si Tocca la Famiglia
Roma 29/01/2026