Giusy D’Amico intervista Paola Binetti, medico, docente e membro del Comitato Nazionale di Bioetica sul tema del fine vita.
Nel corso della puntata radiofonica di Radio Mater “L’Alleanza Educativa” del 29/07/2025 approfondiamo un tema di grande attualità e delicatezza:
il fine vita e le sfide etiche, sociali e legislative che lo accompagnano. Paola Binetti, medico con lunga esperienza in ambito neuropsichiatrico e bioetico,
docente universitaria e parlamentare, ci offre il suo punto di vista sul dibattito in corso in Italia riguardo al suicidio assistito, all’eutanasia e alle cure palliative.
Indice
· Introduzione al tema
· Il valore della cura e delle cure palliative
· Riflessioni finali e speranze per il futuro
L’intervista si apre con una riflessione sull’importanza di un confronto libero e sereno su valori umani fondamentali, oggi spesso messi in discussione da una propaganda che tende a imporre un pensiero unico. La discussione si focalizza in particolare sul tema del fine vita, un argomento caldo e complesso che coinvolge non solo aspetti legali ma soprattutto umani e relazionali.
Paola Binetti, qual è la tua posizione riguardo al fine vita?
La posizione è chiara e netta: sono radicalmente contraria all’eutanasia e al suicidio assistito. Questa contrarietà nasce da una profonda consapevolezza medica, bioetica e personale. Rifiuto qualsiasi forma di eutanasia, anche quelle presentate come “compassionevoli” o “assistite”, e consideriamo inaccettabile che lo Stato legiferi per consentire di mettere fine alla vita in modo attivo.
Come si è evoluto, negli ultimi anni, il contesto legislativo e culturale riguardante il fine vita in Italia?
Da circa vent’anni assistiamo a un progressivo cambiamento culturale e giuridico che spinge verso l’accettazione del suicidio assistito come espressione di autodeterminazione. La Corte Costituzionale ha emesso sentenze che depenalizzano il suicidio assistito a determinate condizioni, spingendo verso un riconoscimento di questo diritto. Alcuni casi mediatici, come quelli di Eluana Englaro, Luca Coscioni e infine Laura Fanti, sono stati usati anche per sensibilizzare l’opinione pubblica e
giustificare queste aperture. Politicamente, partiti come il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e i Verdi sostengono una legge che sancisca il diritto al suicidio assistito, appoggiandosi su alcune pronunce della Corte Costituzionale. Esiste però, nell’area della maggioranza, anche un disegno di legge in senso fortemente restrittivo, che potrebbe essere approvato; ma è altrettato probabile, un rischio di cui tener conto, che in futuro possa arrivare una versione ancora più permissiva.
Quali sono le principali criticità che vedi in questa evoluzione legislativa?
Il pericolo principale è la creazione di un “varco” che, una volta aperto, sarà difficile da richiudere. Si rischia che la legge diventi un “omicidio di Stato” legalizzato, con conseguenze profonde sulla dignità della vita umana e sul concetto stesso di cura. Inoltre, la narrazione pubblica tende a strumentalizzare la fragilità delle persone più
deboli, presentando l’eutanasia come una scelta di libertà e compassione, mentre in realtà nasconde interessi economici e sociali molto complessi.
La legge, se legge ci sarà, deve essere chiarissima nella condanna dell’eutanasia e del suicidio assistito, come veri e propri attentati alla vita umana nelle sue condizioni di maggiore fragilità, proprio quando avrebbe più bisogno di essere sostenuta.
Il valore della cura e delle cure palliative
Quale alternativa concreta propone di fronte alla sofferenza e al dolore?
La vera cura è accompagnare con amore e professionalità, valorizzando le cure palliative. Queste rappresentano un percorso di accompagnamento che permette di vivere gli ultimi momenti con dignità, senza dolore, ma soprattutto con la presenza affettiva e spirituale di familiari, amici e operatori sanitari. Le cure palliative non sono solo un sollievo fisico, ma un sostegno all’anima, alla persona nella sua interezza.
A che punto sono le cure palliative in Italia e quali sono le sfide da affrontare?
Nonostante la legge 38 del 2010 abbia sancito il diritto alle cure palliative, la loro diffusione è ancora insufficiente. Alcune regioni sono molto carenti nel garantire un’assistenza adeguata, soprattutto nelle zone più periferiche o meno sviluppate. Bisogna investire molto di più per formare specialisti, per aprire centri dedicati e per garantire assistenza domiciliare capillare, affinché nessuno si senta solo o abbandonato nel momento finale della vita.
Puoi raccontarci qualche esperienza che evidenzia l’importanza della cura umana nel fine vita?
Ho visto molte testimonianze di persone che hanno deciso di accompagnare i loro cari fino alla fine con amore e dedizione, senza chiedere la morte come via d’uscita. Le persone hanno bisogno di sentirsi accompagnate, sul piano umano e spirituale. Ricordo un’amica che, nel momento della malattia terminale, ha chiesto al sacerdote di portarle la comunione ogni giorno, perché quella presenza spirituale le dava forza e speranza. Questi momenti di cura e di accompagnamento sono ciò che riempie l’anima e aiuta a dare senso anche alla sofferenza.
Riflessioni finali e speranze per il futuro
Come si può rispondere a chi sostiene che anticipare la morte sia una soluzione per non soffrire?
La sofferenza e la paura della morte sono sentimenti profondi e naturali, ma non dobbiamo scappare da questi momenti. E’ giusto fare di tutto per ridurre il dolore e la sofferenza che la malattia comporta e oggi molti farmaci ci aiutano in questo senso. Sono necessari, ma non sufficienti. Ci vuole qualcosa di più che solo l’amicizia, l’amore possono facilitare, oltre ad un significativo sostegno sul piano spirituale. Bisogna pensare che questo è un tempo di purificazione, di riconciliazione con se
stessi e con gli altri. È un’occasione per vivere la pace interiore e prepararsi all’ultimo incontro con Dio o con il senso più profondo della vita,
a seconda delle proprie convinzioni.
Qual è il messaggio che vorresti lasciare a chi affronta questi temi?
Il messaggio è di dire “no” con fermezza a ogni forma di eutanasia, stando accanto al paziente e alla sua famiglia, comprendendone il dolore e la sofferenza, ma aiutando a scoprire tutto il buono e il bello che la vita può ancora dare anche in queste fasi.È fondamentale investire nelle cure palliative, accompagnare con dolcezza e rispetto, e non lasciare mai soli coloro che soffrono. Solo così potremo costruire una società che valorizza ogni esistenza, dal concepimento alla morte naturale, riconoscendo in ogni persona un valore infinito e inalienabile. Invito tutti a riflettere seriamente su questi temi, a informarsi e a partecipare al dibattito con consapevolezza e sensibilità, perché il modo in cui trattiamo il fine vita dice molto della nostra umanità e della società che vogliamo costruire.