VINCONO I GENITORI: Consenso informato preventivo e buono scuola per i figli iscritti alle scuole paritarie.

Ufficio Stampa

Associazione Non Si Tocca la Famiglia

Giusy D'Amico e Elena Fruganti - Radio Mater 30/12/2025
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VINCONO I GENITORI
Consenso informato preventivo
e buono scuola per i figli iscritti alle scuole paritarie.

Nel consueto appuntamento mensile di RadioMater di “L’Alleanza Educativa” Giusy D’Amico, presidente dell’Associazione Non Si Tocca la Famiglia, affronta temi centrali per famiglie, scuole e società: il diritto dei genitori a essere i primi educatori dei figli, il recente avanzamento normativo sul consenso informato preventivo nelle attività scolastiche sensibili e gli strumenti per sostenere la scelta educativa, come il riconoscimento e il sostegno alle scuole paritarie. Ospite Elena Fruganti, docente e impegnata nelle questioni educative, racconta il percorso, le criticità emerse e le sfide da affrontare nei prossimi passi.

Indice

  • Contesto e nascita dell’iniziativa per il consenso informato preventivo
  • Il ruolo della scuola paritaria e lo strumento della “buona scuola”
  • Perché la libertà di scelta educativa è cruciale
  • Questioni sensibili: affettività, sessualità e trasparenza dei progetti
  • Passi successivi e come partecipare

 

Elena Fruganti puoi raccontare come è nato e come si è sviluppato il lavoro sul consenso informato preventivo?

Negli ultimi anni sono arrivati segnali ripetuti dalle famiglie e dai dirigenti scolastici: progetti sul tema del genere e della sessualità entravano nelle scuole senza una chiara informazione preventiva ai genitori. All’inizio questi interventi erano spesso mascherati da progetti contro il bullismo o per l’inclusione, ma contenevano poi elementi antropologicamente rilevanti che le famiglie non si aspettavano.

Dopo una prima circolare del 2015 e un lungo lavoro tecnico e di mobilitazione civile tra il 2018 e gli anni successivi, si è arrivati a una svolta normativa: è stato riconosciuto il diritto dei genitori a essere tempestivamente informati su chi interviene, su contenuti, tempi e modalità e a poter prestare un consenso preventivo o richiedere attività alternative per i propri figli.

Questo percorso ha richiesto anni di segnalazioni, petizioni, incontri e anche l’impegno di parlamentari sensibili alla tematica. Il risultato è importante non perché risolva tutto, ma perché stabilisce un principio di trasparenza e rispetto del ruolo educativo primario della famiglia, sancito anche dall’Articolo 30 della Costituzione.

Qual è il significato pratico di questa norma per le famiglie e per le scuole?

In termini concreti significa che i genitori devono ricevere comunicazioni puntuali su progetti sensibili: chi sono gli esperti, quali contenuti verranno trattati, quando si svolgeranno le attività e quale durata avranno.

Dove è stato introdotto, il meccanismo prevede che lavori su temi di affettività o sessualità siano modulati sull’età e, nei casi più delicati, richiedano il consenso esplicito dei genitori.

La normativa prevede anche limiti specifici: ad esempio, alcuni interventi su questioni di genere non devono essere rivolti ai bambini molto piccoli e, per fasce d’età più alte, è prevista la necessità del consenso informato delle famiglie.

“«I bambini appartengono alla famiglia, non allo Stato: i genitori sono i primi educatori.»”

Che ruolo ha la scuola paritaria in questo quadro e cosa cambia con lo strumento della “buona scuola”?

La legge 62/2000 ha riconosciuto le scuole paritarie come parte integrante del sistema educativo nazionale. Non si tratta di un’alternativa oppositiva allo Stato, ma di un sistema integrato: scuole statali e scuole paritarie svolgono entrambe funzione pubblica.

Lo strumento della cosiddetta “buona scuola”, introdotto a livello nazionale e con varie declinazioni regionali, mira a dare un contributo alle famiglie che scelgono la paritaria, riducendo l’ostacolo economico che altrimenti rende la scelta effettiva un privilegio.

Il contributo è spesso legato a parametri ISEE e nei casi citati arriva a coprire famiglie fino a una soglia di reddito che oggi è stata indicata intorno ai 30.000 euro.

Resta però una disparità territoriale: in alcune regioni lo strumento è consolidato e permette a molte famiglie di scegliere liberamente, in altre realtà la presenza delle paritarie è limitata e l’accesso resta difficoltoso. L’obiettivo politico è rendere questa possibilità omogenea su tutto il territorio nazionale.

Perché è importante che la famiglia possa scegliere la scuola più affine ai propri valori?

La scelta educativa non riguarda soltanto la qualità dell’insegnamento, ma anche la coerenza educativa tra casa e scuola. Quando una famiglia decide per una scuola, lo fa perché cerca affinità culturali, educative e valoriali che rafforzino il percorso formativo del figlio.

Un esempio pratico: alcune famiglie hanno scelto scuole con un progetto educativo che celebra festività religiose o che presenta un impianto pedagogico specifico. Questa scelta non limita il pluralismo, lo arricchisce. Se la scelta è invece preclusa per motivi economici o per mancata informazione, il diritto costituzionale all’istruzione e all’educazione resta solo astratto.

Quali sono le criticità legate ai progetti su affettività e sessualità che entrano nelle scuole?

Le criticità principali riguardano la mancanza di trasparenza, la tempistica e l’adeguatezza dei contenuti rispetto all’età. Spesso i progetti arrivano a sorpresa durante l’anno, senza che i genitori abbiano ricevuto comunicazioni chiare, e in alcuni casi sono svolti con modalità riduttive: due ore per affrontare temi complessi, riducendo il discorso a “istruzioni per l’uso”.

C’è poi una distinzione da fare tra informazione scientifica (che riguarda l’anatomia, le funzioni e l’educazione alla salute) e un’educazione affettiva che esplori progetti di vita, responsabilità e amore. Quest’ultima richiede tempi, contesti adeguati e il coinvolgimento della famiglia, perché tocca valori e visioni di vita.

Come orientarsi concretamente se si è genitori preoccupati o semplicemente attenti?

Ecco alcuni consigli pratici:

  • Chiedere sempre comunicazioni scritte sui progetti che entreranno nelle classi: contenuti, obiettivi, figure coinvolte, date e durata.
  • Richiedere il consenso informato preventivo quando si tratta di temi sensibili o non unanimemente condivisi in famiglia.
  • Informarsi sul progetto educativo della scuola prima dell’iscrizione: identità, finalità e proposte didattiche aiutano a scegliere con consapevolezza.
  • Mettersi in rete con altri genitori e con associazioni che lavorano per la tutela della libertà educativa per scambiare informazioni e buone pratiche.

Quali sono i prossimi passi politici e sociali su cui concentrarsi?

I passi da seguire sono: garantire l’attuazione effettiva delle norme già approvate, estendere il sostegno economico alle famiglie in modo omogeneo sul territorio, rafforzare la trasparenza sui progetti scolastici e mantenere un dialogo costante tra scuola e famiglia.

È importante inoltre che il tema rimanga all’attenzione dei decisori pubblici: alcune norme sono già state approvate a livello di commissione parlamentare e ora si attende il passaggio al Senato per la definitiva attuazione. Il lavoro culturale, informativo e di sensibilizzazione rimane invece permanente.

Come possono le famiglie informarsi o partecipare attivamente?

Per informarsi e partecipare è utile rivolgersi a tutte le realtà che si occupano di Famiglia ed Educazione, come Non Si Tocca la Famiglia attraverso il sito www.nonsitoccalafamiglia.org o scrivendo alla mail info@nonsitoccalafamiglia.org.

Cercare informazioni sul progetto educativo delle scuole locali, partecipare agli incontri con i docenti, mantenere un dialogo continuo con i dirigenti scolastici.

Le iniziative locali e nazionali che promuovono la centralità della famiglia sono luoghi utili per confrontarsi, ricevere supporto e contribuire a iniziative di sensibilizzazione politica e culturale.

Conclusione: punti chiave

  • Trasparenza è la parola d’ordine: genitori informati possono scegliere e accompagnare meglio i figli.
  • Pluralismo educativo arricchisce il sistema scolastico e tutela la libertà di coscienza delle famiglie.
  • Strumenti normativi come il consenso informato preventivo e il sostegno economico alle paritarie sono tappe importanti, ma richiedono piena attuazione e implementazione territoriale.
  • Dialogo scuola-famiglia rimane fondamentale: insegnanti e genitori sono alleati nell’educazione delle nuove generazioni.