il Presepe come simbolo
di integrazione

Chiara Sagripanti

Associazione Non Si Tocca la Famiglia

Anzio IV: il presepe diventa esempio virtuoso di integrazione

di Chiara Sagripanti


Il Natale bussa alle porte e, per accogliere al meglio la nascita di Gesù, gli studenti della scuola media Giovanni Falcone di Anzio hanno dato vita a un progetto speciale: la realizzazione di presepi originali, guidati dalla professoressa di religione Teresa Maggio.

Un’iniziativa che unisce manualità, fantasia e valori, trasformando semplici materiali di recupero in opere cariche di significato. Dal legno al sughero, dalla plastica alla carta, passando per il das e persino la pasta: ogni presepe racconta una storia diversa. Giuseppe, Maria e il bambinello prendono forma con la cartapesta o con le conchiglie, i Re Magi sono rappresentati da sassolini colorati raccolti sulla spiaggia, mentre i pastorelli nascono da materiali di riciclo.

Dietro ogni creazione ci sono momenti di collaborazione allegra e confronto costruttivo. L’idea diventa progetto concreto e, dopo il recupero dei materiali, prende vita il presepe: simbolo per eccellenza del Natale italiano, insieme all’albero decorato con stelline e palline colorate.

Ma il presepe ha un valore in più rispetto all’albero: è attesa, è famiglia, è speranza riposta in un bambino appena nato. Educare i ragazzi a riconoscere il presepe come radice culturale e valoriale significa trasmettere un patrimonio che ha più di 800 anni, da quando San Francesco, nel lontano 1223 a Greccio, realizzò il primo presepe vivente della storia.

La professoressa Maggio, ogni anno, organizza la Mostra dei Presepi nell’ambito del progetto “Presepi e Natale solidale”. L’iniziativa coinvolge studenti di tutte le religioni, diventando anche occasione di scambio e confronto positivo.

In una società globalizzata, dove spesso si rinuncia al presepe per non urtare la sensibilità di chi professa altre fedi, l’esperienza della scuola Giovanni Falcone dimostra che inclusività e tradizione possono convivere. “Accogliere l’altro è fondamentale – sottolinea la docente – ma senza rinunciare alle nostre radici storiche e culturali”.

Ed è proprio su questo punto che si accende il dibattito.
Come reagirebbe un musulmano o un ebreo, ad esempio, se noi, in visita nel suo paese, attaccassimo i suoi simboli religiosi? La reazione sarebbe molto diversa rispetto alla nostra, a quella di chi, subito, per non suscitare problemi o irritabilità, decide di cancellare il presepe in ragione di una più ampia inclusività.

 Inclusività a caro prezzo, sottolinea chi, al presepe e ciò che esso rappresenta, ci crede davvero.

“Gesù è il simbolo dell’accoglienza verso tutti, quindi perché eliminarlo?” domanda la professoressa.

Il messaggio è chiaro: accogliere l’altro è fondamentale, farlo sentire a casa è un dovere, ma senza rinunciare alle radici storiche e culturali che ci definiscono.

Il presepe non è solo un simbolo religioso, ma un messaggio universale di pace e speranza. In un mondo che ogni anno vede arrivare in Italia persone da ogni parte del globo, il presepe diventa occasione per educare al rispetto reciproco e alla valorizzazione delle tradizioni del paese ospitante.

Ad Anzio, i ragazzi hanno dimostrato che la creatività può essere ponte tra culture e che il Natale, con i suoi simboli, resta un momento di condivisione che unisce, senza escludere.