La nuova legge sull’aborto oltre le 24 settimane e il triste epilogo di una libertà senza regole.
Ufficio Stampa
Associazione Non Si Tocca la Famiglia

Gli Stati Uniti, terra fondata sul sangue dei patrioti-martiri della libertà, nazione dell’American Dream e del welfare, motore portante del capitalismo occidentale e fulcro del potere politico-economico e militare… uno scenario affascinante, spesso solo di facciata, la cui luce mediatica tende a nascondere tante ombre o a rifletterle in modo distorto, sotto il sopravvalutato slogan che tutti conosciamo come freedom.
Ebbene, pochissimi giorni fa, esattamente il 10 agosto 2026, la governatrice democratica del Massachusetts, Maura Healey, ha firmato la legge H.5595, “An Act Prioritizing Patient Access to Care”. Se, prima della modifica legislativa, a partire dalle 24 settimane di gestazione l’aborto era consentito soltanto nelle specifiche circostanze previste dall’ordinamento legislativo, la nuova legge ha eliminato tali condizioni, affidando la decisione al giudizio professionale del medico e senza prevedere, oltre tale soglia, un ulteriore limite gestazionale massimo espresso.
L’unica condizione imposta dalla Healey? Il professional judgment of the physician, cioè il “giudizio professionale del medico”. La motivazione principale che ha condotto i promotori di questo ennesimo act of freedom – si fa per dire – all’approvazione della legge che consente l’aborto, di fatto, fino al momento della nascita, sarebbe legata a casi di donne con gravi complicazioni sopravvenute nelle fasi più tardive della gestazione alle quali sarebbe stato negato l’accesso all’aborto perché le loro condizioni cliniche non rientravano nelle fattispecie previste dalla precedente disciplina.
Ciò che, come associazione, ci sconcerta non è soltanto la legge in sé, che amplia ulteriormente la possibilità legale di ricorrere all’aborto nelle fasi avanzate della gestazione, ma anche la promozione mediatica del momento stesso in cui il provvedimento viene firmato. Sui vari social media, infatti, è diventato virale il video pubblicato dall’account ufficiale della governatrice nel quale la stessa, circondata da un gruppo di donne “ipnotizzate” con volti che annuiscono quasi all’unisono e con sorrisi trionfanti, celebra una legge eticamente e giuridicamente complessa, e tutt’altro che priva di oppositori, come un passo avanti verso una healthcare sempre più capace di ascoltare le esigenze delle donne e rispettare le loro “libere” decisioni.
L’associazione Non Si Tocca La Famiglia esprime tutta la sua disapprovazione per la decisione dell’amministrazione dello Stato del Massachusetts: sosteniamo infatti, sulla base di comprovati studi scientifici, che con la fecondazione ha inizio lo sviluppo di un nuovo organismo umano con un suo patrimonio genetico unico e distinto, e che la dignità intrinseca dell’essere umano, con i diritti ad essa inerenti, non dipenda da uno stato particolare del suo sviluppo. Infatti, ontologicamente, non esiste uno stadio della nostra maturazione esistenziale nel quale si smetta di essere umani.
Esprimiamo solidarietà anche alle tante donne che si trovano ad affrontare gravidanze difficili, drammatiche o segnate dalla sofferenza e che meritano di essere accompagnate con un sostegno autentico, concreto e integrale. Riteniamo pericoloso un paradigma culturale, alimentato di ideologie sempre più pervasive, nel quale l’aborto viene progressivamente presentato come espressione privilegiata della libertà femminile, fino al punto di snaturare la realtà femminile come radice stessa della vita.
Ci impegniamo a continuare le nostre battaglie di buon senso, di rispetto della vita umana in ogni sua fase, di valorizzazione dell’integralità della persona umana, a livello individuale, familiare e comunitario, confrontandoci costantemente con le istituzioni che ci rappresentano e che dovrebbero sempre farsi garanti dei diritti inalienabili dell’uomo e della donna, mantenendo uno sguardo particolare su ciò che la legge naturale, in quanto universale e non parziale, suggerisce alla nostra coscienza.
Roma, 13 agosto 2026
Tommaso Di Pietro – Ufficio Stampa NSTLF
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