Dai Paesi Bassi al DDL Bazoli: cresce il timore che si apra la strada a una normativa che normalizzi le pratiche eutanasiche.

Olanda, il caso del fine vita nei minori riapre il dibattito sulla tutela della vita

di Ufficio Stampa - Associazione Non Si Tocca la Famiglia

La notizia arrivata dai Paesi Bassi, relativa a un caso di eutanasia su un minore di età inferiore ai 12 anni, riaccende con forza il dibattito internazionale sul fine vita e sulla tutela dei soggetti più fragili. Secondo quanto riportato da fonti internazionali e istituzionali, il caso sarebbe il primo dopo l’estensione del quadro normativo olandese ai bambini tra 1 e 12 anni affetti da malattie terminali e da sofferenze considerate insopportabili, senza prospettive di miglioramento.

La vicenda ha suscitato reazioni forti perché tocca un punto delicatissimo: quando una società inizia a presentare la morte provocata come risposta possibile alla sofferenza, il confine tra cura, accompagnamento e soppressione si fa più fragile.

Una narrazione che inquieta

La presidente dell’Associazione Non Si Tocca la Famiglia, Giusy D’Amico, esprime sconcerto di fronte a notizie che, a suo giudizio, aprono sempre di più il baratro verso il disprezzo della vita. “Ora davvero basta”, afferma in una dichiarazione, “perché non è accettabile che passi l’idea secondo cui la morte provocata sia l’approdo naturale o inevitabile davanti alla sofferenza”.
L’associazione sottolinea che il racconto pubblico tende spesso a concentrarsi quasi esclusivamente sui casi di morte provocata, mentre resta in ombra la più ampia realtà di chi arriva alla fine della vita accompagnato, assistito e sostenuto da familiari, medici, strutture sanitarie e cure palliative.

La fine della vita non è abbandono

Secondo l’associazione, è fondamentale distinguere tra sofferenza abbandonata e fine della vita accompagnata. In moltissimi casi, infatti, la persona giunge al termine del proprio percorso con un supporto umano, medico e psicologico che allevia il dolore e tutela la dignità fino all’ultimo istante.
È in questo contesto che la fine della vita può essere definita davvero “naturale”: quando non è accelerata o provocata, ma vissuta dentro una rete di presenza, assistenza e prossimità. Per questo, ogni narrazione che presenti l’eutanasia come soluzione necessaria rischia di alterare il dibattito pubblico e di rendere più fragile la protezione dei più deboli.

Il rischio di una normalizzazione

L’associazione richiama anche un altro rischio: più si parla solo di eutanasia, più si fa largo l’idea che essa sia l’esito inevitabile di ogni sofferenza grave. È una forma di mistificazione, che va riconosciuta e contestata con chiarezza.
Come osserva Giusy D’Amico, si tratta di una narrazione che può somigliare a una
fake-news: si diffonde come se fosse una verità condivisa, ma in realtà presenta solo una parte della realtà, oscurando tutto ciò che riguarda cura, sollievo, prossimità e accompagnamento.

L’impegno dell’associazione

Di fronte a questi scenari, l’Associazione Non Si Tocca la Famiglia ribadisce il proprio impegno a difendere la vita in ogni sua fase, promuovendo una cultura dell’ascolto, della cura e dell’accompagnamento. La vera risposta alla sofferenza non può essere la rimozione della persona fragile, ma il sostegno concreto a lei e a chi le è vicino.
Per Non Si Tocca la Famiglia, parlare di questi temi significa chiedere responsabilità nel linguaggio pubblico, rispetto della verità dei fatti e attenzione alle conseguenze culturali che certe notizie producono nell’opinione comune.

Per l’Italia

Alla luce di quanto accade all’estero, cresce anche la preoccupazione per il DDL Bazoli, attualmente in discussione in Commissione al Senato, e per i rischi che l’introduzione in Italia di una normativa che contempli pratiche eutanasiche potrebbe comportare.
Una simile prospettiva aprirebbe scenari profondamente critici sul piano etico, sociale e culturale, incidendo sulla tutela dei più fragili e sul valore stesso della vita umana.
Per questo l’associazione invita a non abbassare la guardia e a continuare a far sentire la propria voce.

Continua a firmare la petizione online contro l’eutanasia qui: https://www.nonsitoccalafamiglia.org/petizioni/stop-eutanasia/

La petizione ha già raccolto migliaia di sottoscrizioni e rappresenta un segnale importante di partecipazione e di difesa della vita.
 

Roma 26/06/2026
Ufficio Stampa Non Si Tocca la Famiglia