Consenso informato e scuola: la norma che restituisce centralità alla relazione educativa
Dall’Autonomia al PTOF partecipato: il dialogo con le famiglie non limita la scuola, ma ne rafforza la legittimità e la qualità
a cura di Giuseppe Bruno
Consenso informato e scuola: la norma che restituisce centralità alla relazione educativa
Dall’Autonomia al PTOF partecipato: il dialogo con le famiglie non limita la scuola, ma ne rafforza la legittimità e la qualità
È strano che validi e affermati pedagogisti, tra l’altro anche coestensori di importante parte della normativa scolastica vigente facciano fatica a capire e apprezzare, quando non lo condannino esplicitamente, il Consenso informato. A volte, ascoltandoli sembra che abbiamo del tutto dimenticato le basi normative di ciò su cui hanno lavorato. Andiamo con ordine.
Il ddl sul Consenso informato di recente approvato alla Camera è solo la logica odierna conseguenza della legge sull’Autonomia e non mi sembra che tale legge sia mai stata abrogata, anzi il richiamo ad essa è costante, anche se non esplicito, in tutta la normativa che va dal 1997 anno di nascita dell’Autonomia scolastica ad oggi . Prendiamo in esame il DPR 275 ‘99
Art.1. comma 1 “Le istituzioni scolastiche sono espressioni di autonomia funzionale e provvedono alla definizione e alla realizzazione dell’offerta formativa, nel rispetto delle funzioni delegate alla Regioni e dei compiti e funzioni trasferiti agli enti locali…
comma 2: “L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento.”
Appare chiaro che Autonomia Scolastica e Piano dell’Offerta Formativa nascono e vivono (o muoiono!) insieme e che quest’ultimo si sostanzia in una progettazione educativa adeguata ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche degli studenti (i soggetti coinvolti) al fine di garantire il successo formativo di questi ultimi. Ad una analisi non bisognosa di alcun approfondimento appare chiaro che in ordine di importanza vengano prima di tutto le caratteristiche specifiche degli studenti, la domanda delle famiglie e poi il contesto socio-ambientale. E possiamo continuare ricordando, con chiarezza e rigore normativo, che la partecipazione dei genitori – e degli studenti maggiorenni – alla costruzione del POF o del PTOF non è una concessione, ma un obbligo di legge. Lo stesso regolamento, all’articolo 3, comma 1, afferma che il Piano dell’Offerta Formativa è predisposto “con la partecipazione delle diverse componenti”: tra queste, per legge, rientrano genitori e studenti maggiorenni, membri degli organi collegiali. La Legge 107/2015 rafforza e rende esplicito questo ruolo infatti ribadisce che la scuola è una “comunità attiva, aperta al territorio e alle famiglie” (art. 1, comma 7).
Il PTOF deve essere elaborato “con la partecipazione delle varie componenti della comunità scolastica” (comma 14), e deve includere iniziative rivolte “agli studenti e alle famiglie” (comma 16).La stessa legge rafforza il Patto educativo di corresponsabilità tra scuola e famiglia (comma 151), riconoscendo formalmente la centralità della collaborazione educativa. E potremmo continuare con altre norme e con le innumerevoli note e circolari ad hoc emanate dal Ministero negli ultimi dieci anni fino alle più recenti Linee guida ministeriali(25). Tutte queste norme ribadiscono che la progettazione del PTOF deve prevedere il coinvolgimento attivo delle famiglie, considerate parte integrante della comunità educante e corresponsabili dei percorsi formativi. Pertanto alla luce delle norme passate e vigenti, risulta evidente che qualsiasi tentativo di marginalizzare la presenza delle famiglie nella progettazione del POF/PTOF è contrario alla legge e alla visione stessa di scuola delineata dal legislatore. Le famiglie non sono un elemento accessorio: sono una componente essenziale, riconosciuta, tutelata e necessaria per garantire la qualità dell’offerta formativa e il pieno sviluppo degli studenti. Il Consenso informato, nato tra l’altro proprio a seguito di una delle Note Ministeriali (N.19534 del 20 novembre 2018) citate non fa altro che prendere atto di ciò che è accaduto in violazione della normativa negli ultimi circa dieci anni (centinaia e centinaia di casi consultabili presso l’apposita Banca Dati ) e, cioè, la surrettizia introduzione in tante scuole di iniziative didattiche che senza neanche informare i genitori trattavano temi altri rispetto a quelli contenuti nelle indicazioni nazionali e riconducibili direttamente o indirettamente alla sfera sessuale. A questo punto mi chiedo in cosa il consenso informato scandalizzi questi esperti a metà. Sembra invece ad avviso di chi scrive che il Consenso informato sia una atto dovuto nei confronti della componente genitori. Già in base alla normativa citata non dovrebbero verificarsi situazioni in cui i genitori siano all’oscuro di quanto la scuola propone (v. note citate in particolare NOTA 4321 del 06 – 07 – 2015), ma, nella malaugurata occasione che ciò si verifichi il Consenso pare il minimo dovuto a questa fondamentale componente della Comunità educante.
14 maggio 2026
Giuseppe Bruno