Campania: il Consiglio regionale reintroduce il crocifisso nelle scuole

di Giusy D'Amico

presidente Associazione Non Si Tocca la Famiglia

 Nel mio video (visualizzato in fondo all’articolo) ho commentato una decisione che ha riacceso il dibattito pubblico: uno dei primi atti del nuovo Consiglio regionale della Campania è stato stabilire la presenza del crocefisso nelle scuole .
La scelta ha suscitato reazioni forti — chi parla di «tragedia, tragedia immane» e chi, come me, applaude il ritorno a un principio di identità culturale e religiosa che ci appartiene.

La decisione del Consiglio regionale

Il Consiglio regionale della Campania ha imposto il crocefisso negli istituti scolastici regionali come atto formale. La
notizia è stata accolta in modo polarizzato: da un lato critiche che definiscono la misura retrograda, dall’altro il sostegno di chi la interpreta come un recupero di simbologie storiche e culturali del Paese.

“«Tragedia, tragedia immane.»”

Questa esclamazione circola come reazione emotiva di chi contesta la scelta. Io, però, ritengo che sia doveroso leggere
il provvedimento anche in chiave di appartenenza e di ricchezza simbolica.

Perché applaudiamo: identità culturale, artistica e religiosa

La presenza del crocefisso non va ridotta a un segno esclusivamente confessionale: per molti è un simbolo identitario,
storico e artistico. Come ho ricordato nel mio intervento, siamo il Paese che ospita San Pietro, il cuore della cristianità ,
e questa tradizione ha plasmato la nostra arte, la nostra cultura e molte delle nostre istituzioni.

Il crocefisso, nella lettura che propongo, rappresenta valori che trascendono la semplice appartenenza religiosa:

·         Memoria storica — la presenza di simboli religiosi ricorda un patrimonio che ha segnato la civiltà europea e italiana;

·         Valori di dono e sacrificio — come ho detto nel video, «c’è un uomo che si è fatto crocifiggere, calpestare, schiacciare per donare il suo spirito agli altri per donare la sua vita per il bene, per la pace» ;

·         Simbolo di inclusione e amore — nella mia visione il crocefisso può essere interpretato come invito al rispetto e alla donazione verso il prossimo;

·         Patrimonio artistico — opere sacre, sculture e crocifissi fanno parte del tessuto artistico italiano.

 

Pluralismo religioso e riconoscimento delle diverse espressioni

Va chiarito che riconoscere il crocefisso come simbolo presente nelle scuole non significa negare il pluralismo. Nel mio
discorso ho affermato: «ben vengano tutte le espressioni religiose delle varie culture presenti nel nostro paese ma la nostra è questa» . Si tratta di trovare un equilibrio tra il riconoscimento della propria storia e il rispetto delle diverse appartenenze presenti nella società.

Risposta alle critiche e invito alla realtà oggettiva

Le critiche che definiscono la scelta come anacronistica spesso nascono da reazioni emotive e ideologiche. Io ho invitato
a un approccio più pragmatico e realistico: 
“«Facciamo girare messaggi davvero legati alla realtà oggettiva delle cose»”

È importante che il dibattito si basi su fatti, storia e sul significato concreto dei simboli, senza semplificazioni o allarmismi strumentali.


Contesto giuridico e riflessioni pratiche

La questione dei simboli religiosi negli spazi pubblici è da tempo oggetto di discussione anche in sede giuridica. A livello europeo si è visto come gli Stati abbiano margine di manovra nel decidere la presenza di simboli religiosi nelle istituzioni pubbliche, purché
sia rispettata la libertà di coscienza e il pluralismo. 
Dal punto di vista pratico, la collocazione del crocefisso nelle aule solleva domande operative:
come garantire la 
sensibilità di studenti e famiglie non cristiane?
Come accompagnare la presenza 
simbolica con percorsi formativi che spieghino il valore storico e culturale dell’oggetto?
Queste sono domande legittime che richiedono risposte chiare e 
politiche scolastiche attente al pluralismo.

Conclusione

La decisione del Consiglio regionale della Campania sul crocefisso nelle scuole ha riaperto un dibattito necessario: da un lato la difesa dell’identità culturale e religiosa che ha plasmato l’Italia, dall’altro la tutela del pluralismo e della libertà di coscienza.
Personalmente, come ho espresso nel video, accolgo con favore il ritorno di un simbolo che interpreta valori di dono, pace e  ppartenenza.

Invito i lettori a riflettere senza slogan: discutiamo con dati, storia e rispetto reciproco.
Se vi interessa approfondire, nel mio video spiego questi punti con tono diretto e appassionato e attendo
commenti e opinioni per proseguire il confronto.

Roma 13 Ottobre 2025

Giusy D’Amico
presidente Associazione Non Si Tocca La Famiglia