Cambio sesso a 13 anni: condanniamo la decisione del Tribunale di La Spezia
Ufficio Stampa
Associazione Non Si Tocca la Famiglia
L’Associazione Non Si Tocca la Famiglia, per voce della presidente Giusy D’Amico, esprime ferma condanna per la decisione del Tribunale di La Spezia che ha autorizzato il cambio di sesso anagrafico e di nome a un minore di 13 anni, nato biologicamente femmina, indicato come il più giovane caso di transizione legalmente riconosciuta in Italia. Una scelta tanto grave, assunta in piena età evolutiva, contraddice il principio di precauzione che dovrebbe guidare ogni intervento sui minori, esponendo il ragazzo a conseguenze profonde e potenzialmente irreversibili.
«Quando un tribunale arriva a sancire il cambio di sesso a soli 13 anni – dichiara Giusy D’Amico – non è il trionfo dei diritti, ma il segno di una resa delle istituzioni davanti a un’ideologia che usa i ragazzi come terreno di sperimentazione».
«Chiediamo – prosegue – che si fermi immediatamente questa deriva e che si torni a proteggere i minori, accompagnandoli con serietà educativa e sostegno psicologico, invece di spingerli verso decisioni che potrebbero rimpiangere per tutta la vita. Un minore di 13 anni, che l’ordinamento non reputa maturo neppure per scelte molto meno invasive (come un tatuaggio), viene considerato invece sufficientemente consapevole per intraprendere un percorso che incide sull’identità corporea e psichica in modo potenzialmente irreversibile».
«Ancora una volta, il tribunale si sostituisce al ruolo educativo della famiglia e della comunità, legittimando una visione dell’essere umano ridotto a percezione soggettiva, anziché tutelare l’unità di corpo, psiche e relazioni che caratterizza ogni persona, in particolare nel delicatissimo passaggio della pubertà».
D’Amico richiama anche il grave ruolo della cosiddetta carriera alias nelle scuole, che consente ai minori di cambiare nome e genere negli atti interni scolastici, contribuendo a normalizzare l’idea che l’identità sessuata sia modificabile sulla base della sola percezione soggettiva. «La scuola – afferma – non deve diffondere l’ideologia gender né farsi promotrice di carriere alias: è un dovere di tutta la comunità educante tutelare i nostri figli da sperimentazioni identitarie che li confondono invece di aiutarli a crescere».
Laddove la carriera alias viene presentata come un diritto acquisito e un primo “riconoscimento ufficiale”, diventa più facile che il minore e l’ambiente che lo circonda (scuola, pari, talvolta anche servizi) vivano come naturale prosecuzione la richiesta di terapie ormonali e di rettifica anagrafica, come nel caso del tredicenne ligure. In questo modo la scuola, invece di essere luogo di prudenza e discernimento, rischia di diventare il primo gradino di una scala che porta, passo dopo passo, verso interventi medici e decisioni legali di enorme portata.
Si crea così un meccanismo in cui l’“identità alias” scolastica finisce per esercitare una pressione implicita sui genitori e sui giudici: ciò che è già riconosciuto a scuola viene percepito come qualcosa che il tribunale “deve solo ratificare”, indebolendo ulteriormente il principio di precauzione a tutela dei minori.
«Richiamiamo con forza il principio di precauzione: quando in gioco c’è l’integrità di un minore, ogni intervento che possa avere effetti permanenti sulla sua identità e sul suo corpo deve essere rinviato all’età adulta, quando la personalità è compiutamente formata. Le evidenze che emergono dal dibattito internazionale sulle transizioni in età pediatrica, e le revisioni critiche in corso in vari Paesi, mostrano la necessità di frenare, non di spingere, su percorsi che possono condurre a rimpianti, pentimenti e gravi sofferenze future.
Non Si Tocca la Famiglia chiede al Parlamento di vietare transizioni di genere, ormonali e anagrafiche, sui minori, e di bloccare l’uso della carriera alias nelle scuole, sostituendola con seri percorsi di ascolto psicologico e con il pieno coinvolgimento delle famiglie.
«I figli non appartengono alle ideologie : lo Stato faccia la sua parte nel difendere i più piccoli da venti di propaganda politica e ideologica , vigilando su certe operazioni di giurisprudenza creativa estremamente pericolose, soprattutto quando ad essere coinvolti sono i minori», conclude Giusy D’Amico
22 dicembre 2025
Ufficio Stampa – Non Si Tocca la Famiglia