Giusy D'Amico ascoltata in commissione Cultura alla Camera dei Deputati sulla legge del Consenso Informato in ambito scolastico.
"L'audizione della presidente Giusy D'Amico alla Commissione Cultura della Camera".
di Ufficio Stampa
Il testo presentato da Giusy D’Amico, presidente Associazione Non Si Tocca la Famiglia,
alla VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 2423, recante disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico.
Buongiorno Signor Presidente, Onorevoli Deputati, grazie per questa opportunità di libero confronto delle idee, su un tema tanto urgente quale la libertà di scelta educativa dei genitori.
Rappresento un’associazione di famiglie, genitori, docenti e dirigenti che, dal 2014, promuove nelle scuole l’inclusione e valorizza la ricchezza offerta da ogni diversità: per questo, utilizzando la visione di alcuni film di PUPI AVATI, in collaborazione con il regista, abbiamo realizzato progetti di cineforum e letture per contrastare ogni forma di discriminazione verso la disabilità, il disagio affettivo e le barriere socioculturali.
Incontrando i Ministri dell’Istruzione avvicendatisi negli ultimi dieci anni e sensibilizzando gli uffici competenti, abbiamo raggiungo un importante traguardo di libertà con una prima Nota del Miur che, nel 2018, già sanciva la necessità di recepire il consenso informato preventivo da parte delle famiglie su temi eticamente sensibili e divisivi, attinenti alla sfera sessuale e affettiva, che puntualmente si presentavano anche in percorsi non direttamente collegati a questi argomenti. Tale disposizione, spesso disattesa da molti istituti, oggi finalmente può diventare legge dello Stato.
IL TEMA FONDAMENTALE NON È SE FARE EDUCAZIONE SESSUO – AFFETTIVA O MENO A SCUOLA, DALLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO IN POI, MA IL DIRITTO DI UN GENITORE DI SCEGLIERE PER FIGLI UN INDIRIZZO EDUCATIVO CORRISPONDENTE ALLE PROPRIE CONVINZIONI
Io stessa, in qualità di madre, docente e rappresentante dei nostri soci, sostengo il diritto dei genitori di scegliere se certi insegnamenti siano positivi o meno per i propri figli.
Pertanto, in forza dell’art. 30 della nostra Costituzione, che sancisce ‘il dovere e diritto dei genitori a […] educare i figli”, è necessario per le scuole acquisirne il consenso, sia che tali tematiche ‘sensibili’ vengano trattate in orario curricolare o meno.
Grazie a questa legge di libertà, il primato educativo dei genitori – spesso in questi anni discriminati, etichettati o scavalcati quando cercavano di far valere tale dovere/diritto costituzionale verso i figli – sarà finalmente rispettato!
I figli non appartengono allo stato, ma sono dei genitori e se la famiglia decide di occuparsi personalmente di tali argomenti, la scuola deve rispettarla.
Ricordo sommessamente come, dopo le guerre mondiali, in cui si sono resi evidenti i guasti dell’educazione di Stato sulla popolazione, anche la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ha sancito, il10 dicembre del 1948, il diritto di priorità dei genitori nella scelta del genere di istruzione da impartire ai propri figli (art.26).
È giustissimo che – come prevede la proposta di legge in questione – il consenso dei genitori, per essere davvero informato, preveda una comunicazione agli stessi realmente dettagliata sui contenuti, gli orari, i sussidi didattici utilizzati e gli esperti esterni coinvolti nelle attività extracurricolari, per evitare alle famiglie brutte sorprese, come avvenuto molto spesso negli ultimi anni (Cfr. dossier allegato). Ci auguriamo che, quando i genitori dissenzienti chiederanno l’esonero e un’attività alternativa per i loro figli, non vengano più etichettati e discriminati come successo in passato per le loro idee e i loro valori. Rifiutare l’attività alternativa significherà negare agli allievi interessati il diritto allo studio.
Riteniamo la proposta di legge un fondamentale strumento di rispetto e collaborazione tra le due più importanti agenzie educative (la scuola e la famiglia), tale quindi da incentivare una rinnovata partecipazione genitoriale nel processo educativo dei figli.
L’opposizione reiterata e aggressiva di taluni al consenso informato dei genitori appare come un controsenso di fronte alla grave emergenza educativa, universalmente riconosciuta, che caratterizza il nostro tempo: questo disegno di legge tutela le istanze di famiglie che, invece, si assumono consapevolmente la responsabilità educativa di seguire i propri figli proprio sui temi centrali attorno ai quali si sviluppano le relazioni, il rispetto reciproco e l’accoglienza, secondo lo stesso dettalo costituzionale (art. 3).
È compito della scuola, che da sempre si è fatta garante di un clima di accoglienza di studenti e famiglie, è quello di tutelare la loro libertà di scelta educativa: con questa legge sarà possibile arginare i numerosi abusi didattico educativi verificatisi negli ultimi anni, segnalati anche all’interno del dossier in allegato.
Troppi genitori non si sono sentiti accolti, ma ingannati da progetti che spesso rivelavano contenuti diversi dai titoli generici e dalle parole con cui venivano presentati. Faccio brevissimi esempi come il libro (consigliato a lettori dai 9 anni in su) sulle relazioni interpersonali: “Il matrimonio dello zio” che racconta ‘con spirito e allegria’ del viaggio di una bambina a New York per assistere al matrimonio di uno zio ‘carino e irresistibile’ con un altro uomo, oppure di un progetto di educazione alla salute a Bologna per cui bambini e ragazzi vengono accompagnati dai docenti all’ASL di riferimento, dove sedicenti esperti insegnano loro come inserire i preservativi su cetrioli e zucchine.
Mi avvio alla conclusione del mio intervento facendo due considerazioni finali:
la prima riguarda la contrarietà ai progetti scolastici che veicolano il presupposto della fluidità sessuale, cioè l’ideologia gender, tanto più che l’incremento esponenziale negli ultimissimi anni delle problematiche identitarie tra i più giovani vengono ascritte da molti studiosi soprattutto al ‘contagio sociale’, dovuto alla massiccia propaganda sui mass media e persino a scuola, a favore di un’ideologia che, in quanto tale, non dovrebbe trovarvi invece spazio.
Per inciso, rifiutare l’ideologia gender non c’entra nulla con la doverosa accoglienza di bambini e ragazzi che manifestano un disagio identitario! Un disagio che, come insegna la neuropsichiatria infantile, è parte integrante dell’età evolutiva, cioè di quel processo in cui, dalla prima infanzia alla maggiore età, si definisce la personalità di ognuno.
Non condividiamo quindi per i nostri figli che molti istituti facciano proprio l’approccio affermativo, tipico degli attivisti arcobaleno, a tali problematiche, per esempio adottando la Carriera alias. Non si è ancora compreso l’entità del danno operato nelle giovanissime generazioni dalla propaganda a favore della transizione sociale, promossa insistentemente in Occidente da piattaforme come TikTok o Instagram, che induce bambini e ragazzini giovanissimi, erroneamente convinti dagli adulti di essere nati ‘nel corpo sbagliato’, a chiedere successivamente il blocco della pubertà. L’assunzione di ormoni, infatti, comporta infatti gravissimi rischi ed effetti collaterali per la salute, non di rado irreversibili: la scuola non può prestarsi a questo approccio di cui si evidenzia con sempre maggior chiarezza il carattere antiscientifico.
I metodi e i risultati alquanto controversi delle terapie ormonali e chirurgiche sperimentate sui minori hanno causato, infatti, una serie di scandali e rilevanti passi indietro nei Paesi pionieri del Nord Europa, come l’Inghilterra, in cui la Corte suprema ha sentenziato, nello scorso luglio, la liceità del divieto governativo – dopo la pubblicazione del poderoso Rapporto Cass (aprile 2024) che ha determinato la chiusura del reparto della Tavistock in cui si effettuava la transizione di genere dei minori – di utilizzare farmaci bloccanti nei minori, nonché il 15 aprile dell’anno in corso, che è il sesso biologico a definire come tale una donna.
La scuola – come certificano le nuove linee guida inglesi sulla cura della disforia di genere nei minori – ha il compito di accompagnarli con grande cura ed attenzione, con la convinzione, certificata anche dal Report Cass, che la maggior parte di queste incertezze identitarie scompariranno proprio grazie alla pubertà e alle prime esperienze affettive.
La seconda considerazione finale riguarda il metodo: la firma all’iscrizione del PEC (Patto di corresponsabilità educativa) non può essere considerata come un’approvazione irrevocabile di tutto il PTOF. Sappiamo bene come la vita frenetica di buona parte dei genitori renda loro difficile conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari … Per questo non sempre hanno il tempo e le capacità di scandagliare e comprendere a fondo tutto il Piano Triennale dell’offerta formativa: pertanto, la loro firma non va ritenuta come accettazione incondizionata di tutto ciò che è contenuto nel documento, ma deve rimar loro la possibilità di non aderire a determinati percorsi che contrastano con le loro convinzioni e che vengono spesso a determinarsi con chiarezza solo in un secondo momento.
Ringraziando per l’attenzione,
Giusy D’Amico
Di seguito i link del già menzionato DOSSIER:
https://www.nonsitoccalafamiglia.org/dossier-aggiornato-2017-progetti-gender-scuola/
https://www.provitaefamiglia.it/blog/progetti-gender-nelle-scuole-ecco-il-dossier