ARTICOLO "“Gravi perplessità riguardo all'approvazione della Carriera alias nelle scuole”.

Può un’ intera Comunità scolastica aver dimenticato di esercitare lo spirito critico cedendo alla “moda culturale” del momento?

i tanti casi di carriere alias nelle scuole approvate quasi sempre nella massima fretta da un Consiglio d’Istituto per forza di cose poco informato e, di fatto, accettate da un’intera Comunità scolastica, ci fanno porre gravi domande, che rischiano, se non corredate da esplicite risposte, di far perdere fiducia nell’assolvimento da parte della scuola della sua principale funzione. A cura di GIUSEPPE BRUNO ex Dirigente Scolastico

“Gravi perplessità riguardo all’approvazione della Carriera alias nelle scuole”.

Può un’ intera Comunità scolastica aver dimenticato di esercitare lo spirito critico cedendo alla “moda culturale” del momento?

i tanti casi di carriere alias nelle scuole approvate quasi sempre nella massima fretta da un  Consiglio d’Istituto per forza di cose poco informato e, di fatto, accettate da un’intera Comunità scolastica, ci fanno porre gravi domande, che rischiano, se non corredate da esplicite risposte, di far perdere fiducia nell’assolvimento da parte della scuola della sua principale funzione. A cura di GIUSEPPE BRUNO ex Dirigente Scolastico

 

Ci colpiscono sempre più le notizie provenienti dalle scuole superiori italiane che riguardano l’approvazione di “carriere alias”. Che sia un Preside che ama essere “a la page” o un Consiglio d’istituto che si faccia trascinare ci potrebbe, pur nella gravità della cosa, stare; ma che siano un intero Collegio Docente e addirittura una Comunità scolastica tutta a non battere ciglio, questo ci comincia davvero a preoccupare.

L’obiettivo più alto da far conseguire agli allievi non è forse ancora oggi, pur nel tecnicistico linguaggio anglosassone (the life skills) che impera in Europa, il famoso classico “spirito critico”,  “la capacità critica”? La “capacità critica”, definendola in estrema sintesi, è la capacità di esaminare l’oggetto del conoscere in modo obiettivo, cioè spostando i punti di vista, valutarlo secondo criteri validi agevolmente riconoscibili da tutti e decidere a suo riguardo in merito ad ogni suo singolo aspetto.

Ora è chiaro che se in una scuola non ci sono problemi riguardo all’introduzione della Carriera alias, sulla sua valutazione e sulla opportunità di introdurla può voler dire due cose: o che tale processo critico, conoscitivo, selettivo e valutativo dell’oggetto di cui si parla è stato fatto a monte o che si ritiene superfluo farlo. Questo ci chiediamo e chiediamo a riguardo.

 Diciamo subito che secondo noi equiparare, come qualcuno fa, l’approvazione della carriera alias all’eliminazione delle barriere architettoniche per i disabili è un paragone fortemente fuorviante perché mentre il giudizio positivo su questa decisione non può che essere universalmente consensuale, viceversa l’introduzione della “carriera alias” nella scuola pone, ormai a livello mondiale, tantissimi seri problemi.

Li elenchiamo sotto forma di domanda, sperando siano stati nei vari casi specifici preliminarmente criticamente affrontati e risolti e che le eventuali argomentate risposte ci possano illuminare e rasserenare.

– 1) È tranquillamente accertato che il modo migliore per affrontare la “disforia di genere” sia la “carriera alias” e non un approccio olistico al problema con consapevoli precisi obiettivi condivisi dalla Comunità Scolastica nel suo complesso, che portino in modo sereno innanzitutto all’accettazione reciproca del problema e poi a tutte le conseguenti e condivise decisioni di carattere educativo e didattico?

 – 2) E, anche qualora si sia in una fase più avanzata e il discente o la discente (si spera che ce ne sia almeno uno/a che abbia fatto ufficiale richiesta e che questa scelta non sia solo un modo attuato da una scuola per dimostrarsi “all’avanguardia”) abbia/no già ufficialmente e legalmente intrapreso presso il Tribunale il cosiddetto processo di “riassegnazione/transizione” di sesso o di genere, si ha la consapevolezza che non esistono appigli normativi nell’attuale Legislazione italiana, ancor meno in quella scolastica, che non rendano illegittimo, se non del tutto illegale, comunque arbitrario, tutto quanto si sta facendo nelle scuole per introdurre la cosiddetta “carriera alias”? (Su questo ci riserviamo, qualora ce ne fosse bisogno, di pubblicare un adeguato dossier).

 – 3) Si è informati sui grossissimi problemi che sta creando negli Stati che sono più avanti di noi su questa strada (Usa, Regno Unito, Finlandia, ecc.) il conseguente grave fenomeno della impossibile “de transizione”? –

 – 4) Si è pensato ai risvolti in campo educativo in generale che una tale scelta comporta a livello di Scuola? In che relazione si pone ad esempio con il rispetto del pluralismo culturale (indispensabile per lo sviluppo dello spirito critico) che deve essere alla basa di una scuola democratica, una scelta chiaramente di parte che sposa senza riserve una ideologia che non ha niente di ufficialmente accettato e condiviso dalla Comunità scientifica; in che modo questa scelta si rapporta in modo corretto con tutta la normativa scolastica italiana che è alla base della realizzazione del Ptof, che prevede nella sua progettazione la partecipazione e la condivisione dei genitori, nonché col Patto di corresponsabilità educativa, che coinvolge anche gli altri firmatari; e ancora, in che modo, essa si pone, con le recenti Note Ministeriali che hanno di fatto bandito ogni implicita accettazione dell’ “ideologia gender” dalle attività didattiche, prevedendo anche a tal fine il “consenso informato” dei genitori nei casi dubbi? Fiduciosi nel potere illuminante del dialogo speriamo di ricevere da qualcuno rassicuranti, puntuali, argomentate risposte alle nostre esplicitate, crediamo per niente banali, perplessità, risposte che ci facciano ancora sperare che lo spirito critico non ha abbandonato le nostre scuole.

Roma 18 ottobre 2022

                                                                          La Segreteria