Fine vita, dignità della persona e responsabilità pubblica.
Eutanasia e i cattivi maestri: il Canada, DDL Bazoli e le Regioni
di Danilo Bassan - Ufficio Stampa Associazione non si tocca la famiglia
Il DDL Bazoli è tornato in Commissione al Senato, ma la battaglia non è finita.
La pressione per introdurre in Italia la morte medicalmente assistita è costante, in Parlamento e nelle Regioni.
La tua firma conta. Unisciti alle migliaia di cittadini che chiedono alle istituzioni italiane di scegliere la strada della cura, non quella della morte procurata.
Mercoledì 3 giugno 2026 eravamo a Roma, in attesa dell’approvazione del DDL Valditara sul Consenso Informato Preventivo a scuola, che è stato approvato il giorno seguente. Ma quello che abbiamo visto e ascoltato nel pomeriggio in Aula al Senato, durante il dibattito sul DDL Bazoli sulla morte volontaria medicalmente assistita, meritava attenzione.
E anche una risposta chiara.
Proviamo a darla.
Sei argomenti, sei risposte
1. “Il SSN deve garantire dispositivi anche per chi non può muoversi”
Ivan Scalfarotto e Sandra Zampa hanno insistito su questo: il Servizio Sanitario Nazionale deve mettere a disposizione strumenti per l’autosomministrazione anche a chi ha solo il controllo degli occhi. Zampa ha chiesto, con un certo sarcasmo: “Volete dirci che nell’epoca della robotica non è possibile costruire uno strumento del genere?”
La risposta è no. Non perché non esista la tecnologia, ma perché l’ISS e il CNR hanno detto ufficialmente che non esiste alcun dispositivo con marchio CE per quella procedura. Il dispositivo usato dalla signora Libera in Toscana è stato costruito dai laboratori dell’ISS: non ha marchio CE per il suicidio assistito. È una differenza che non è un cavillo burocratico. È la differenza tra un atto medico certificato e un esperimento.
E c’è un secondo problema, più profondo. Se il paziente non può fare nulla da solo — se ha bisogno di un dispositivo adattato, di assistenza tecnica, di un medico accanto — non stiamo più parlando di suicidio assistito. Stiamo parlando di eutanasia. Cambiano le parole, non cambia la sostanza.
2. “La Corte costituzionale aspetta da otto anni”
Bazoli lo ripete spesso: la Corte ha chiesto al Parlamento di intervenire. È vero, ma non è tutta la verità. La Corte non ha detto “fate una legge sull’eutanasia”. Ha detto: verificate se esistono dispositivi per l’autosomministrazione. Tanto è vero che quando il Tribunale di Firenze ha chiesto di escludere la punibilità per chi aiuta al suicidio, la Consulta ha risposto: inammissibile, perché non ci sono ancora prove sufficienti sull’autonomia del paziente.
Usare la Corte come scudo per una legge che la Corte stessa non ha richiesto in questi termini è un argomento che non regge.
3. “È una questione di libertà e dignità personale”
Qualche esponente di maggioranza — non solo dell’opposizione — ha detto che il Parlamento non può sottrarsi a una materia che riguarda “la persona, la sua libertà, la sua dignità”. Parole condivisibili, in astratto. Ma proviamo a renderle concrete.
Qual è la libertà di un paziente che non può muoversi, che dipende dalla macchina, dalla badante, dall’ospedale — e a cui lo Stato offre come risposta alla sofferenza la possibilità di morire? È davvero questa la dignità che vogliamo garantire?
Per noi no. La dignità non è la capacità di scegliere la morte. È la certezza di essere curati, accompagnati, non lasciati soli. La libertà vera è quella di vivere con supporto adeguato, non quella di morire perché il supporto non c’è.
4. “Non è eutanasia, è suicidio assistito”
Questa distinzione viene ripetuta come un mantra. Ma se il paziente non può compiere l’atto da solo — se serve il medico, la macchina, il tecnico — allora la distinzione crolla. Non è più suicidio assistito. È un atto procurato da altri su un corpo che non può opporsi né agire. Si chiama, nel diritto, omicidio del consenziente.
Non è una provocazione. È la conseguenza logica di una legge che vuole estendere l’accesso a chi non ha autonomia fisica. Oppure si ammette la contraddizione e si risolve negando il diritto a chi non è autonomo — ma allora si crea una discriminazione.
5. La discriminazione che nessuno vuole nominare
Ed eccoci al punto più scomodo. Se la legge prevede il suicidio assistito solo per chi può compiere l’atto autonomamente, i pazienti con patologie neurodegenerative gravi — che vorrebbero accedere ma non possono farlo da soli — vengono esclusi. Se invece si allarga anche a loro, con assistenza medica, si entra nell’eutanasia.
Non c’è una via di mezzo che tenga. Qualsiasi soluzione crea una discriminazione tra pazienti, o una violazione dei confini giuridici. Questo non è un ostacolo procedurale: è la dimostrazione che la legge, così come concepita, non funziona senza inglobare qualcosa che non vuole nominare.
6. “Il SSN deve entrare, altrimenti è diseguaglianza”
L’argomento del diritto universale ha un fascino reale: se il suicidio assistito esiste solo per chi ha i soldi per andare in Svizzera, è ingiusto. Giusto. Ma la soluzione non è un SSN che garantisce l’accesso alla morte. La soluzione è che il SSN garantisca davvero l’accesso alla vita: cure palliative ovunque, hospice, terapia del dolore, assistenza domiciliare.
In Italia le cure palliative sono ancora una promessa disattesa in molte Regioni.
Prima di aprire il SSN alla morte procurata, dovremmo chiederci perché non abbiamo ancora aperto il SSN alla cura del dolore.
Il Canada: non un esempio, un avvertimento
Tutto questo non nasce dal nulla. C’è un modello a cui guardare — non per imitarlo, ma per capire dove si finisce.
Nel 2016 il Canada ha introdotto il MAiD, la morte medicalmente assistita, con criteri che sembravano solidi: malattia grave, sofferenza intollerabile, morte ragionevolmente prevedibile. Nel 2021, con il Bill C-7, il requisito della morte prevedibile è sparito. Dal 2021 in poi, persone con patologie croniche non terminali, con disabilità, con depressione hanno avuto accesso al programma. Nel 2026 si parla di allargarlo alle malattie mentali — rinviato, per ora, a marzo 2027. In Quebec si discute persino dei neonati.
I numeri raccontano questa progressione meglio di qualsiasi argomento: nel 2023 le morti tramite MAiD sono state circa 15.300, quasi il 5% di tutti i decessi canadesi. Il totale cumulato ha superato 100.000 dall’inizio del programma.
Non è più un’eccezione. È diventato un sistema.
La ministra della salute canadese Patty Hajdu, il 22 ottobre 2022, ha detto di essere “offesa” dal fatto che per alcuni canadesi fosse più facile accedere al suicidio assistito che ottenere una carrozzina. Una frase che dovrebbe fare riflettere chiunque, al di là delle posizioni. Quando morire è più facile che vivere, non si tratta più di libertà. Si tratta di abbandono.
L’Italia, le Regioni, il mosaico
Nel frattempo l’Italia si sta muovendo su binari paralleli, e non solo in Parlamento. Alcune Regioni hanno già tentato di costruire normative proprie, creando un rischio concreto: un mosaico legislativo territoriale su una materia che riguarda la vita e la morte.
La Toscana ha approvato l’11 febbraio 2025 la legge regionale n. 16 sul suicidio medicalmente assistito. La Corte costituzionale, con sentenza n. 204/2025, ne ha dichiarato incostituzionali le parti più invasive, ribadendo che le Regioni non possono scavalcare le competenze statali su questa materia.
Il Veneto è stato la prima Regione a portare in Consiglio una proposta popolare di questo tipo: “Liberi Subito”, con 9.000 firme, discussa il 16 gennaio 2024.
In Lombardia, il 19 novembre 2024, il Consiglio regionale ha bloccato con 43 voti contro 34 il tentativo di discutere una legge regionale. Ma la spinta non si è fermata: nel maggio 2026 l’opposizione ha rilanciato pubblicamente la richiesta.
Una vita non può avere regole diverse a seconda della Regione in cui si nasce o si muore. Questo non è federalismo: è frammentazione di un diritto fondamentale.
Quello che chiediamo
Non stiamo chiedendo di ignorare la sofferenza.
Stiamo chiedendo di risponderle davvero.
Con le cure palliative che mancano.
Con gli hospice che non bastano.
Con la terapia del dolore che in troppe province è ancora un miraggio.
Con l’assistenza domiciliare che scarica tutto sulle famiglie — quasi sempre sulle donne — senza supporto.
Di fronte a questo, aprire la strada alla morte procurata non è compassione. È una resa.
La famiglia non si tocca. La vita non si tocca. Nessuno è di troppo.
Il DDL Bazoli è tornato in Commissione, ma la battaglia non è finita.
La pressione per introdurre in Italia la morte medicalmente assistita è costante, in Parlamento e nelle Regioni.
La tua firma conta. Unisciti alle migliaia di cittadini che chiedono alle istituzioni italiane di scegliere la strada della cura, non quella della morte procurata.
Roma, 6 giugno 2026
Danilo Bassan – Ufficio Stampa – Non Si Tocca la Famiglia
Link per approfrondire
- https://www.justice.gc.ca/eng/cj-jp/ad-am/bk-di.html
- https://www.avvenire.it/vita/pagine/canada-legale-il-suicidi-assistito
- https://oba.org/medical-assistance-in-dying-maid-laws-in-canada-where-are-we-now/
- https://www.camh.ca/en/camh-news-and-stories/maid-and-mental-illness-faqs
- https://www.cccc.org/news_blogs/legal/2026/03/05/one-year-until-maid-expands-for-mental-illness-what-you-need-to-know/
- https://care.org.uk/news/2025/08/canada-considers-euthanasia-for-severely-ill-newborns-as-assisted-suicide-cases-rise
- https://thepostmillennial.com/canadian-doctors-push-for-babies-to-be-euthanized-under-maid-program
- https://www.bbc.com/news/articles/c0j1z14p57po
- https://nypost.com/2026/03/07/world-news/canada-set-to-pass-100000-assisted-suicide-deaths-before-programs-10th-anniversary-soci/
- https://answersingenesis.org/sanctity-of-life/euthanasia/over-76400-adults-killed-by-doctors-canada/
- https://policyoptions.irpp.org/2026/02/maid-palliative-care/
- https://www.avvenire.it/vita/pagine/in-canada-leutanasia-va-di-cors-cf122cac4c7c4149ab2ba331a8a14f29
- https://www.avvenire.it/vita-e-cura/lonu-denuncia-in-canada-eutanasia-per-disabili-malati-di-mente-e-poveri_87231
- https://www.settimananews.it/diritto/eutanasia-in-canada/
- https://globalnews.ca/news/9052672/canada-euthanasia-laws-disabled/
- https://www.cbc.ca/news/politics/assisted-dying-carla-qualtrough-1.6625412
- https://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/crt/resoconti-aula/2501_6157.pdf
- https://www.cortecostituzionale.it/uploads/release/6952c2ebd17a5.pdf
- https://www.ilrestodelcarlino.it/veneto/cronaca/legge-fine-vita-liberi-subito-ec3270a0
- https://masterx.iulm.it/attualita/fine-vita-in-veneto-una-proposta-di-legge-al-consiglio-regionale/
- https://milano.corriere.it/notizie/politica/24_novembre_20/regione-lombardia-stop-alla-legge-sul-fine-vita-ma-fontana-vota-con-loro.shtml
- https://pdregionelombardia.it/fine-vita-la-lombardia-deve-fare-una-legge-regionale-o-una-proposta-al-parlamento/
- https://tg24.sky.it/politica/2026/06/03/ddl-fine-vita-stop-maggioranza
- https://www.ilsussidiario.net/news/fine-vita-accordo-fi-pd-cosa-succede-il-3-giugno-2026-testo-condiviso-o-ddl-bazoli-sul-suicid
- https://www.open.online/2026/06/03/fine-vita-senato-stop-ddl-bazoli-fdi-torna-commissione-forza-italia-no-strategia/
- https://lespresso.it/c/politica/2026/6/3/ddl-fine-vita-eutanasia-suicidio-assistito-legge-italia-svizzera-cappato-morte-lucia/62
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