Cari artisti vi voglio bene, ma vi hanno ingannato

Lettera aperta agli artisti che si sono schierati contro la legge sul Consenso Informato: ecco cosa prevede davvero.

di Giuseppe Bruno - coordinatore equipe scuola Non si tocca la famiglia

Carissimi “artisti”

il “carissimi”, credetemi, non è un artificio retorico, molti di voi mi sono cari perché, inutile dirlo, voi parlate alle emozioni e quando si parla alle emozioni qualcosa resta radicato dentro, senza che neanche si sappia perché, è come il piacere che si ha a vedere un caro luogo o un vecchio amico.

E forse proprio per questo qualcuno non rinuncia mai a tirarvi in campo quando vuole “vincere facile”.

È il caso, almeno il secondo dopo la scesa in campo di molti di voi in occasione del referendum, della vostra lettera aperta al Ministro Valditara perché ritiri o modifichi sostanzialmente il ddl ormai approvato definitivamente sul Consenso Informato.

Chi vi abbia tirato dentro è ben facile capirlo, una certa opposizione che non entra nel merito di ciò che fa la maggioranza, ma per principio boccia a priori, a volte senza neanche aver letto il provvedimento o avendolo letto solo in parte o avendolo letto con le lenti deformanti del pregiudizio.

Voi vi fidate ciecamente, come alcuni di voi nel caso del referendum, perché loro sono i “buoni” e il governo di destra i “cattivi”. E ciò vi basta.

Perché dico questo? Perché nella vostra lettera si parla di altro non del ddl sul consenso informato. L’avete letto?

Che c’entra l’educazione affettiva o sessuale o la violenza di genere.
Il ddl, ormai legge, non vieta affatto, né ostacola queste attività nelle scuole, anzi, in un certo senso le tutela dalle ingerenze di pseudo esperti e di progetti pseudo educativi, che in passato hanno invaso la scuola, col pretesto di fare educazione sessuale o educazione al rispetto e alla parità di genere, cercando in realtà di diffondere la cosiddetta educazione gender, teoria che senza alcun serio e validato percorso scientifico, afferma che la differenza biologica tra maschi e femmine è irrilevante nel determinare l’orientamento e l’autopercezione sessuale del singolo individuo il quale può fluidamente transitare da un genere all’altro in una miriade di variazioni (circa una sessantina individuate su Facebook solo dieci anni fa).

Cosa c’entri questa pseudo teoria (ormai, a ragione, abbandonata dai Paesi più “evoluti”, che per primi l’hanno adottata) con l’educazione affettiva, sessuale, al rispetto, alla parità e contro la violenza di genere, non si capisce.

Bene questa legge mira a cercare di salvaguardare i nostri ragazzi da queste scorrerie. Ovviamente vale per i genitori che vigilano e non si fidano ciecamente di coloro che con la maschera da agnelli vengono in realtà a disorientare e non a educare i nostri ragazzi.
Questi genitori attenti e svegli, da adesso in poi grazie a questa legge sul consenso informato potranno decidere se fidarsi o meno di chi nella scuola viene ad educare i nostri ragazzi riguardo all’affettività, alla sessualità’, alla parità e alla non violenza di genere, conoscendo bene obiettivi, contenuti, metodi e attività dei progetti e le referenze di chi li attua.

Gli altri potranno tranquillamente continuare a fidarsi dei “buoni” a scatola chiusa.
Perché poi temere che un solo genitore possa far fallire un progetto educativo su questi temi? Forse perché “qualcuno” ha la coda di paglia?

Tranquilli, proponete progetti seri e scientificamente validati e non ci saranno problemi o se ci saranno saranno solo per quel genitore che a torto o a ragione (perché, comunque in democrazia bisogna rispettare le idee di tutti) potrete tranquillamente definire “bigotto”. Con affetto.

Giuseppe Bruno

coordinatore equipe scuola Non si tocca la famiglia