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 COMUNICATO STAMPA

 

DDL Zan omotransfobia: pericoloso per l’educazione e l’insegnamento

 

Inizia oggi alla Camera l’esame e il voto del testo unificato (rel. on Zan) contro l’omo-transfobia. Il Centro Studi Livatino e l’Associazione Non Si Tocca La Famiglia hanno elaborato il documento T.u. Zan omotransfobia: pericoloso per l’educazione e l’insegnamento, con cui illustrano perché quell’articolato  mette a rischio la libertà di insegnamento, il primato educativo dei genitori e l’istruzione dei minori. Avendo l’obiettivo dichiarato di contrastare le discriminazioni “per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere”, in realtà il t.u. Zan mostra  lo scopo di favorire l’ideologia gender, che nega la dimensione sessuata dell’essere umano e considera la naturale differenza fra uomo e donna una mera “costruzione sociale”. Non a caso il t.u. parla di “identità di genere”, espressione che indica il senso di appartenenza di una persona a un genere col quale essa si identifica a seconda di come si percepisce in un dato momento (fluidità del genere).Con questo t.u. sarà ancora possibile per i genitori astenersi da percorsi educativi non condivisi, come riconosceva la nota Miur del 18 novembre 2018 sull’uso del Consenso Informato Preventivo? Gli insegnanti saranno liberi di affermare che uomini e donne sono uguali in dignità, ma  biologicamente diversi? Genitori ed insegnanti potranno ancora esprimere la propria opinione, per es., sull’opportunità che un bambino cresca con due figure genitoriali di sesso diverso? Quali conseguenze potrebbero avere queste limitazioni sul percorso di formazione dei minori?In allegato il documento, che esprime queste preoccupazioni in modo articolato.


Roma, 27 ottobre 2020

 

                                Centro Studi Livatino           L’Associazione Non Si Tocca La Famiglia

                                                  

 

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  1. Gli effetti negativi del testo unificato Zan a scuola.

Il testo unificato Zan sulla omotransfobia, dal 3 agosto 2020 all’esame dell’Aula della Camera, mira ad introdurre nel nostro ordinamento misure di prevenzione e di contrasto, anche col ricorso alla sanzione penale, delle discriminazioni “per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere”, rilevando da un lato l’emergenza sociale determinata dalle numerose offese ai danni delle persone omosessuali o transessuali, dall’altro l’assenza di norme a loro tutela.

 

È stata dimostrata l’infondatezza di entrambe le premesse (cfr. il volume Omofobi per legge. Colpevoli per non aver commesso il fatto, ed. Cantagalli 2020). A che cosa mira allora il t.u. Zan? Lo scopo principale, seppure non esplicitato, è con evidenza quello di favorire l’ideologia gender, ossia quella teoria che nega la dimensione sessuata dell’essere umano fin dalla sua costituzione, ritenendo che la differenza fra uomo e donna sia soltanto una “costruzione sociale”. Non è un caso, infatti, che accanto ai termini “sesso” e “orientamento sessuale” sia stata altresì inserita l’espressione “identità di genere”, che indica il senso di appartenenza di una persona a un genere col quale essa si identifica a seconda di come si percepisce in un dato momento (fluidità del genere).

 

Il t.u. Zan inoltre prevede l’applicazione della sanzione penale per chiunque manifesti un pensiero ritenuto in contrasto con la teoria del gender: qualora la proposta Zan diventasse legge potrebbe essere considerato discriminatorio affermare il principio antropologico della differenza fra maschile e femminile e si potrebbe essere visti con sospetto o indicati come “omofobi per il solo fatto di affermare la propria convinzione circa la necessità che un bambino, per una sana ed equilibrata crescita psicofisica, si relazioni con due figure genitoriali di sesso diverso. In altri termini, vi sarebbe il serio rischio di essere processati, se non addirittura sanzionati penalmente, per il solo fatto di non condividere una teoria che contrasta con i risultati delle neuroscienze, i quali confermano la caratterizzazione sessuata dell’individuo fin dalla vita intrauterina, tanto da poter distinguere anche un cervello maschile da un cervello femminile.

Se il t.u. Zan diventasse legge vi sarebbe dunque una grave compressione della libertà di manifestazione del pensiero, che riguarderebbe l’intera società, e in particolare gli ambiti nei quali vi è solitamente un confronto di idee e posizioni.

 

Quello maggiormente coinvolto sarebbe la scuola, che andrebbe invece preservata da contaminazioni ideologiche, in ragione del suo ruolo di agenzia educativa per la formazione integrale dei giovani, e che verrebbe colpita, non soltanto per i limiti alla libertà di manifestazione del pensiero ‒ a cui va ricondotta la libertà di insegnamento ‒, ma anche perché il t.u. Zan prevede l’istituzione della “Giornata nazionale contro lomofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” e la relativa organizzazione di “cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile” da parte delle amministrazioni pubbliche e anche nelle scuole.

 

  1. Rischi per il primato educativo dei genitori

Se il t.u. Zan diventasse legge i genitori non potrebbero più invocare la loro libertà educativa per evitare l’introduzione nelle scuole di insegnamenti fondati sulla teoria gender, in quanto questi insegnamenti sarebbero persino “legittimati” come strumenti per la diffusione della conoscenza della “legge contro l’omofobia”, e coerenti con l’istituzione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”.

 

Tutto ciò determinerebbe una grave violazione dei diritti dei genitori in merito alle scelte educative riguardanti i figli, diritti riconosciuti dall’art. 30 Cost. e sanciti anche in ambito internazionale. Ai genitori è universalmente riconosciuto il «diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli» (art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948), e lo Stato «nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di assicurare tale educazione e tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche» (art. 2 del Protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali).

L’Associazione Non Si Tocca La Famiglia ha sempre tutelato e sostenuto nelle scuole i principi educativi che i genitori desideravano vedere rispettati nell’educazione dei figli, senza perdere di vista che qualunque dimensione educativa attenta deve tenere conto di forme d’accoglienza creativa e positiva nei confronti di posizioni e impostazioni educative diverse, pur nel rispetto del bagaglio valoriale di ogni famiglia.

 

Proprio in base all’esperienza maturata e all’attività svolta nelle scuole riteniamo il t.u. Zan un pericolo per la libertà educativa dei genitori: la visione antropologica su cui esso si basa, pur se non condivisa dalle famiglie, sarà comunque ritenuta obbligatoria nei percorsi educativi proposti nelle scuole, veicolata dalla presunta esigenza di combattere le discriminazioni di genere.

 

Con la Nota Miur 0019534 del 20 novembre 2018 abbiamo ottenuto come genitori il Consenso Informato Preventivo: in virtù di esso, a differenza di quanto accade invece in altre nazioni europee con minore sensibilità sul punto, i genitori hanno facoltà di esprimere il libero consenso o dissenso a scuola, di fronte a percorsi educativi non condivisi, soprattutto su temi eticamente sensibili. Ebbene, tutto ciò potrebbe essere vanificato dal t.u. Zan.

 

  1. Rischi per la libertà di insegnamento

Se il t.u. Zan diventasse legge la libertà di insegnamento verrebbe svuotata dei suoi contenuti essenziali, ossia dell’autonomia didattica e della libera espressione culturale del docente: gli insegnanti dovrebbero astenersi dal manifestare opinioni contrarie alla teoria della fluidità del genere, a cui rimanda il termine “identità di genere”, e sarebbero costretti a partecipare all’organizzazione di “cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile” in occasione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, pur non condividendo i messaggi trasmessi agli studenti e senza poter manifestare il dissenso o discutere sull’argomento.

 

Si pensi, inoltre, alla situazione difficile in cui potrebbe trovarsi un insegnante di filosofia, o di religione o di scienze nel trattare tematiche legate alla sessualità, laddove trattasse della differenza biologica tra uomo e donna: potrebbe essere denunciato e sottoposto a un procedimento penale per aver manifestato pensieri omofobi secondo il disegno tracciato dal testo unificato Zan, soprattutto in considerazione dell’indeterminatezza delle fattispecie di reato ivi previste.

 

Ciò in violazione della libertà riconosciuta agli insegnanti dall’art. 33 Cost. ‒ larte e la scienza sono libere e libero ne è linsegnamento ‒, che trova la ratio nell’esigenza di garantire i docenti da costrizioni o condizionamenti da parte dello Stato (cfr. Corte cost. n. 77/1964), per salvaguardare il pluralismo e garantire agli studenti un ambiente scolastico aperto al confronto delle idee e rispettoso dei diritti fondamentali.

 

La libertà di insegnamento, secondo quanto previsto dalla Costituzione, è funzionale al godimento pieno ed effettivo del diritto all’istruzione e di conseguenza allo sviluppo democratico della società: l’insegnamento deve essere libero, perché solo in questo modo ha spazio nella scuola il senso critico necessario per gli obiettivi di formazione integrale dei minori.

Il compito affidato agli insegnanti che operano nella scuola non è meramente quello di trasmettere agli studenti delle “informazioni” nei vari campi del sapere: l’insegnamento ha una portata più ampia, ed è finalizzato alla piena formazione della personalità dei discenti, alla loro valorizzazione e all’acquisizione della capacità di critica indispensabile per partecipare attivamente alla vita sociale[1].

 

  1. Rischio di impoverimento dell’istruzione, di affievolimento dell’alleanza scuola/famiglia e di alterazione dei rapporti all’interno delle scuole

Le limitazioni subite da genitori e insegnanti alle loro rispettive libertà e il timore da ambo le parti di esprimere liberamente il proprio pensiero per le ragioni sopra rappresentate potrebbero condizionare negativamente il rapporto di collaborazione scuola/famiglia, rendendolo più formale e distaccato. Tutto ciò avrebbe delle ricadute anche sulla formazione dei minori in termini di impoverimento sotto il profilo culturale, relazionale e valoriale. Tenendo conto del grande lavoro svolto dalle Associazioni dei genitori negli ultimi cinque anni per sostenere l’alleanza educativa tra scuola e famiglia, vi è il serio rischio che il t.u. Zan non consenta di mantenere nel tempo quelle conquiste.

 

Non poter manifestare liberamente le proprie idee, sia per gli insegnanti che per i genitori, determinerebbe frustrazione e insoddisfazione, insieme col timore di denunce per “omofobia”.

Sarebbe a rischio il fondamentale diritto all’istruzione, riconosciuto come indispensabile per l’integrale sviluppo della personalità del minore (cfr. art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948; art. 13 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966; art. 28-29 della Convenzione internazionale ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989).

 

Il pieno rispetto del diritto all’istruzione esige da parte dello Stato non solo la sua attivazione per assicurare l’accessibilità al sistema scolastico, bensì anche il suo impegno affinché sia garantita la qualità dell’istruzione, che si misura in termini di efficacia nel raggiungimento degli obiettivi previsti, a cominciare dal pieno sviluppo della personalità del minore, del senso della sua dignità e della sua capacità di critica.

 

Come affermato nella Risoluzione dell’Assemblea parlamentare del Parlamento europeo n. 1904 del 4 ottobre 2012: «per garantire il diritto fondamentale all’educazione, l’intero sistema educativo deve assicurare leguaglianza delle opportunità ed offrire uneducazione di qualità per tutti gli allievi, con la dovuta attenzione non solo di trasmettere il sapere necessario all’inserimento professionale e nella società, ma anche i valori che favoriscono la difesa e la promozione dei diritti fondamentali, la cittadinanza democratica e la coesione sociale». L’Assemblea parlamentare, nella medesima Risoluzione, ha inoltre precisato che «è a partire dal diritto all’educazione così inteso che bisogna comprendere il diritto alla libertà di scelta educativa» e pertanto gli Stati hanno l’obbligo di rispettare «il diritto dei genitori assicurando questa educazione e questo insegnamento conformemente alle loro convinzioni religiose e filosofiche».

Oltre a effetti negativi sull’istruzione e sui rapporti fra docenti e famiglie, qualora il t.u. Zan diventasse legge, potrebbero altresì determinarsi situazioni di disparità di trattamento[2] fra gli insegnati, dal momento che alcuni – quelli favorevoli all’ideologia gender ‒ sarebbero liberi di manifestare il proprio pensiero in materia, mentre ad altri ‒ quelli in disaccordo con l’ideologia gender ‒ ciò sarebbe di fatto precluso per non incorrere in una sanzione penale.

*****

L’approvazione dell’emendamento Petri e altri nella legge di conversione del c.d. decreto agosto, di impegno di spesa di quattro milioni di euro contro le “discriminazioni di genere” permette da subito di realizzare nelle scuole iniziative volte al contrasto alla discriminazione per “orientamento sessuale”.

 

Siamo stati sempre dalla parte degli ultimi e di coloro che non avevano voce, abbiamo condannato senza esitazioni qualunque forma di discriminazione, promosso con progetti nelle scuole itinerari educativi per prevenire bullismo e ogni forma di violenza in presenza o in rete, che nei modi e nei tempi opportuni è stata smascherata, isolata e non di rado corretta. Proprio per questo siamo consapevoli che educare all’inclusione è qualcosa che deve svolgersi in un clima di dialogo e confronto tra la componente genitori e quella del corpo docente.

 

La trattazione di tematiche delicate come l’educazione di genere e quella sessuale non può diventare obbligatoria: la scuola può favorire la formazione alla parità tra i sessi, ma non può agire sull’identità delle persone, contraddicendo l’intervento educativo familiare ed esperienziale.

È fondamentale il ruolo dell’Istituzione scolastica nell’educare alla parità di dignità, diritti e opportunità di ogni persona, ma non può essere strumentale all’introduzione dell’indifferentismo sessuale, né fare da apripista all’indebita decostruzione degli archetipi fondanti la vita e le tradizioni familiari.

 

Sarà ancora possibile per i genitori astenersi da percorsi educativi non condivisi? È questo l’interrogativo che siamo tutti chiamati a porci riflettendo sulle ricadute che il t.u. Zan, laddove approvato, avrebbe sulla scuola, sulle famiglie e sull’intera società.

Roma, 27 ottobre 2020

 

[1] Cfr. art. 4 del D.P.R. n. 275 del 1999: «Le istituzioni scolastiche, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema, concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo».

[2] Cfr. art. 2 del D. Lgs n. 216 del 2003 di Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro: «per principio di parità di trattamento si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione, delle convinzioni personali, degli handicap, dell’età o dell’orientamento sessuale. Tale principio comporta che non sia praticata alcuna discriminazione diretta o indiretta, così come di seguito definite: a) discriminazione diretta quando, per religione, per convinzioni personali, per handicap, per età o per orientamento sessuale, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga; b) discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri possono mettere le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra natura, le persone portatrici di handicap, le persone di una particolare età o di un orientamento sessuale in una situazione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone».

 

Cosa cambia dopo la bufera mediatica sulle dichiarazioni del Papa

in tema di famiglia e unioni civili?   Niente.......

        

          Il Magistero, i Padri, la Rivelazione sono immutabili, perché poggiati sulla natura che è immutabile, per nascere ci vogliono ancora un ovulo e uno spermatozoo, e Dio si è rivelato incarnandosi in una Famiglia con un padre e una madre. Tutto è manipolabile certo! Ma non tutto può passare senza essere analizzato con intelligenza e con carità che sono la misura per proclamare la verità tutta sull'uomo. La natura, le dichiarazioni del Papa, una certa chiesa, persino l'uomo stesso, può essere manipolato, ma chi resta fedele alla Rivelazione NO.

 

         Quando nel 2014 come gruppo di famiglie ci sentimmo spinte a difendere la Famiglia, costituendo un'associazione chiamata appunto:" Non si Tocca la Famiglia" lo facemmo con lo slancio e la passione di chi sentiva e sente, l'imperativo di tutelare l'infinita ricchezza che nei secoli ha rappresentato l'istituto familiare e che continua ad rappresentare nel suo tradursi ad ogni epoca come l'icona di fecondazione universale della vita. Laboratorio creativo di umanità, garanzia della felicità di un amore completo perché unito nei due modi unici e differenti di amare, dati dalle differenze insite nell'universo maschile e femminile, paterno e materno mostrato mirabilmente nella Sacra Famiglia di Nazaret. Lo facemmo animati da una grande voglia di non lasciare che il pensiero unico sul gender prendesse il sopravvento in una società sempre più fluida, vuota di valori ma al tempo stesso sempre più assetata di verità e giustizia.

 

         Oggi più di ieri dobbiamo tenere duro su quanto il mondo vuole confondere, su quanto sembra vacillare anche nel Magistero della Chiesa che non cambia e non può cambiare, perché talmente intessuto nella natura stessa di Dio che in Cristo si è compiaciuto incarnarsi in una famiglia, che ora ci invita e ci riconferma nel nostro impegno a difenderla e sostenerla. La scintilla che ci ha spinto in totale regime di volontariato per 6 anni a difendere la libertà educativa dei genitori a scuola, i bambini e la loro educazione stava nell'esperienza di quel SI che ogni giorno davamo nel matrimonio perché fosse sempre fertile terreno di donazione per i nostri figli e futuri nipoti, offrendo loro l'orizzonte della libertà che sta nell'amare totalmente l'altro e nutrire una speranza che non delude perché poggiata sulla vita immortale.

 

         Abbiamo combattuto l'idea di una legge sulle unioni civili, che mai abbiamo pensato fosse contro le persone, ma contro un'ideologia che usava le persone per piegarle a riconoscere un modello di vita che non poteva essere equiparato alla Famiglia . La legge fa cultura e le famose tutele legali che già esistevano prima delle unioni civili, adesso vorrebbero imporsi come condizione perché si riconosca una unione come fosse matrimonio o famiglia, quando non lo è. Le unioni civili non sono equiparabili alla famiglia, perché per natura la famiglia, genera alla vita nella carne e nello spirito, perpetuando la specie nell'unione di due corpi differenti. Chiamare le cose per nome non vuol dire attaccare o approvare certe scelte o certi atteggiamenti, semplicemente porsi con lucidità davanti le questioni epocali sulla natura stessa dell'uomo.

 

          Nasciamo come maschi e come femmine e veniamo generati dall'unione di un maschio e di una femmina. Non vi è procreazione dentro due corpi uguali. Questo non ha necessita di dimostrazione è la natura stessa che si incarica di farlo. La Famiglia precede addirittura lo Stato. E attua il costituirsi di una società che già ai tempi di Cicerone egli definiva a partire dal concetto di matrimonio: “Prima societas in ipso coniugio est; id autem est principium urbis et quasi seminarium rei publicae” (De Officiis, I, 17, 54); il matrimonio è la prima società; per questo è il primo principio della città ed il vivaio dello Stato). Infatti il riferimento normativo alla legge sulle unioni civili, legge passata nonostante due oceaniche piazze a San Giovanni e al Circo Massimo, non fu il Cap 29 della Costituzione dove si intende "... la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" ma l'articolo 2 della Costituzione riguardante la "tutela dei diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità."

         Quindi la famosa legge Cirinnà che riteniamo comunque inutile, si basa solo sui diritti nelle formazioni sociali che in larga parte gia esistevano. Non si parla di matrimonio e di famiglia come invece esplicita la nostra Costituzione. Comunque con le grandi piazze scampammo almeno l'articolo 5 sulla stepchild adoption, punto con il quale la Cirinnà prevedeva l'adozione di figli comprati con utero in affitto per coppie omosessuali e che rende vietato in Italia questo orribile mercimonio su cui anche tutto il mondo femminista insorge ogni volta, senza se e senza ma. Purtroppo molti, tra cui anche nostri parlamentari e personaggi dello spettacolo, pur sapendo essere una pratica fuorilegge ottengono di riconoscere figli comprati, per via giurisprudenziale. Cioè volgono a loro vantaggio il danno reso agli innocenti nati e restano impuniti su quanto è invece punibile dal nostro ordinamento. Si continua ad andare in America a commissionare figli e a farli riconoscere come figli propri.

        

       Di questo abuso a danno di donne e bambini mai una pagina o una riga di giornale, ma per far dire al Papa quello che fa comodo a chi agisce nel buio fuori dalla legge, allora si scrive su ogni testata, social, invadendo trasmissioni radio e TV da giorni. Lo stralcio di quell'articolo 5 comunque, piaccia o no, di fatto è rimasto come una vittoria a margine di quella sconfitta nelle due piazze, e che ci fa dire ancora oggi ad alta voce e con forza che : comprare bambini sfruttando il corpo delle donne e negando a degli innocenti di ricostruire la propria identità sapendo da chi sono stati generati( perché non vi è identità senza origine), NON è un diritto civile ma il risultato di una inciviltà profonda, che riporta le donne alla schiavitù e usa i bambini come oggetto dei propri desideri quando l'unico diritto del bambino sarebbe quello di sapere da chi è stato generato e di avere un padre e una madre. E ci fa dire che i figli comprati non fanno una famiglia ma sono una forzatura per equipararsi ad essa con la forza che va contro la legge. Continueremo sempre a dire che qualunque persona con attrazione per lo stesso sesso è da noi non solo accolta senza giudizio, ma accompagnata con cura e con amore anche nella Chiesa, perché l'omosessualità non è un peccato ma gli atti omosessuali si, e hanno bisogno di un percorso per essere purificati e redenti, tuttavia pur operando scelte da noi non condivise, sulle quali non entriamo, non vogliamo altresì ci vengano imposte come una dottrina a cui inchinarsi.

 

         Non vogliamo soprattutto per i nostri figli a scuola itinerari educativi che impongano un’antropologia non condivisa, viste le moltissime condanne espresse sul gender da Papa Francesco, indicandolo non solo come " uno sbaglio per la mente umana" ma anche come la "colonizzazione ideologica " volta ad incarnare una "guerra mondiale contro la Famiglia". Ci arruolammo in una battaglia che in parte perdemmo ma su cui non ci siamo mai rassegnati nel ripetere che l'unione civile non è un matrimonio. Due uomini o due donne che si amano possono volersi tutto il bene possibile, sono coppie affettive che hanno fatto scelte libere ma non sono una famiglia.

 

          Il Papa su questo sì è espresso moltissime volte e lo ha fatto anche stavolta nel dire che gli omosessuali hanno diritto ad essere accolti e amati dalla e nella propria famiglia. Perché loro per primi non potrebbero mai superare l'incompiutezza di un percorso identitario difficile, senza l'amore con cui solo i genitori possono accompagnare i figli nel cammino della vita. Le tutele legali di cui parla il Papa esistevano ed esistono già e rendono questa categoria di cittadini una casta intoccabile, per niente discriminata e che vuole giungere persino ad una legge, del Zan, dove nessuno potrà più liberamente esprimere i dati inequivocabili della natura delle differenze sessuali, manifestare il proprio credo nel Magistero della chiesa che NON è cambiato, sottolineare gli articoli della nostra Costituzione che riconoscono la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

 

         Del resto è singolare che il Vaticano non sia corso a dare smentite sulla confusione ingenerata, ma è anche singolare e strategico che dalle Lobby Lgbt la propaganda sia partita così forte proprio dopo le piazze che in tutta italia hanno manifestato contro il liberticida DDL Zan, dopo il rinvio indigesto dei lavori alla camera causa Covid e la reale incertezza sul voto segreto che renderà difficile anche stavolta il passaggio in Senato.

 

        Del resto adesso volendo manipolare fino in fondo le parole del Papa non vi è più neanche il clima “omofobo cattolico” ...per il quale correre ad approvare una legge anticostituzionale e liberticida come il DDL Zan contro un presunto clima di odio... certificato da nessuno.

 

        Poi, dettaglio non da poco, i cristiani cattolici organizzati in una mobilitazione di preghiera per difendere la famiglia hanno dalla loro parte schiere di combattenti celesti su cui fare affidamento, e per dirla come il Cardinale Comastri in un'omelia magistrale che gira da anni su you tube: " dovremo difendere la famiglia con ogni mezzo, questa sarà l'ultima battaglia, saremo perseguitati per questo, ma coraggio Dio è con noi e se Dio è con noi: SIAMO LA MAGGIORANZA!"

 

STAMPA IL COMUNICATO

Roma 23 ottobre 2020

                                                                     Ass.ne Non Si Tocca la Famiglia
                                                                                  Il Presidente
                                                                                                                Giusy D'Amico

C O M U N I C A T O   S T A M P A

 

 

DDL ZAN corre in aula il 20 Ottobre, In piazza per dire NO alla legge bavaglio,Non si Tocca la Famiglia aderisce alla manifestazione del 17  Ottobre a Roma.

+++Non Si Tocca la Famiglia +++

Capigruppo in preda ad una pandemia di false emergenze .

 

Calendarizzare in aula il provvedimento per il 20 ottobre per avere una legge inutile in primavera è quanto pensano di pianificare costoro in preda ad una pandemia di false emergenze.

È già prevista per legge la tutela dei diritti individuali e che punisce i crimini contro le persone, questa accelerazione rappresenta l'ennesimo strappo alla democrazia e al buon senso, in un momento di gravissima e reale emergenza storica per il paese.

Lo afferma in una nota Giusy D'amico presidente dell'Associazione Non si Tocca la Famiglia. C'è un paese in ginocchio nel post covid-19, sul piano economico con drammatiche ricadute per l'occupazione, per il turismo, per le piccole e medie imprese, per non parlare dello stato psicofisico dei cittadini, e dell'emergenza scuola inscritta in un quadro di caos e di ripartenza incerta spesso solo garantita per pochi eletti, i grandi esclusi e veramente discriminati sono i bambini disabili ancora senza insegnante di sostegno!

Per loro non si corre a far entrare in aula provvedimenti necessari per il crollo di barriere che non dovrebbero più esistere in un paese civile e inclusivo come il nostro dove di inclusione  ormai si parla solo a forza di slogan.

È inaudito che un governo in piena crisi nazionale, possa parlare di emergenze inesistenti, anche dopo l' ampissima documentazione che ha dimostrato come i beneficiari di tale legge sono solo una casta di cittadini a danno di moltissimi altri esclusi in modo categorico e discriminatorio perché non ritenuti degni di essere tutelati, i portatori di handicap, gli obesi, i socialmente emarginati etc...

Dove è rintracciabile dunque l’idea di “uguaglianza” del legislatore? 

Una legge bavaglio volta a immobilizzare gli ultimi brandelli di libero esercizio del pensiero che nel nostro paese avrà bisogno di una tutela sempre più convinta ed incisiva.

Si approfitterà ancora una volta della generale distrazione del paese ancora in preda ad emergenze vere e disagi di ogni natura a causa del virus.

Siamo pronti ad una mobilitazione di piazza con tutti coloro che in modo puntuale, intelligente e documentato dal punto di vista del diritto, hanno posto in evidenza in questi lunghi mesi dimostrando l'inutilità di questa legge. L'incostituzionalità del t.u. Zan, non è l'unica accusa mossa da tutti coloro che seguono il dibattito, ma la grave deriva liberticida in esso contenuta e la pericolosa supremazia 

di pochi che metteranno un bavaglio ai molti non più liberi di esprimere il proprio punto di vista senza essere etichettati come omofobi .

Non dimentichiamo le critiche anche del mondo femminista: introdurre una categoria intrinsecamente fluida come “l’identità di genere” è rischioso perché rischierà di indebolire la categoria donna derivata dal sesso biologico.

Anche la Cei in un comunicato stampa ha dichiarato che sulla presunta omofobia " non serve una legge ".

È sempre più evidente che l'agenda del politically correct vuole imporsi con la forza ma noi faremo sentire forte la voce dei cittadini, che non sono rappresentati in parlamento, ma avranno lo spazio che si meritano per dire un massiccio NO ad una legge ideologica, inutile, liberticida.

Appuntamento di piazza insieme a moltissime sigle sabato 17 Ottobre a Roma.

 STAMPA COMUNICATO

Roma 7 Ottobre 2020

                                                                  Ass.ne Non Si Tocca La Famiglia
                                                                             Ufficio Stampa

COMUNICATO STAMPA

 

+++Non Si Tocca La Famiglia+++ Consegnate ieri 17 settembre al MIUR le quasi 100mila firme raccolte da Citizen go per garantire patti educativi con le scuole paritarie e i costi standard.
La libertà educativa dei genitori è sancita dalla nostra Costituzione e da diversi trattati Internazionali che ne tutelano l'altissima dignità conferendo alla famiglia la priorità di scelta nel genere di istruzione da impartire ai propri figli.
Lo dichiara in una nota Giusy D'amico presidente dell'Associazione Non si Tocca la Famiglia, sottolineando che la mobilitazione continua senza sosta, i genitori le associazioni e il mondo educativo c'è!
È giunto in Italia il momento in cui soprattutto in stato di emergenza e di caos dell'intero sistema pubblico di istruzione, le famiglie siano libere, di iscrivere i figli nelle scuole pronte a ripartire in sicurezza, con disponibilità immediata di docenti, docenti di sostegno, trasporti, aule, banchi e quant'altro, scegliendo senza alcun costo, tra le buone scuole pubbliche statali e pubbliche paritarie!  Costo standard per allievo subito!

Si ringrazia Citizen go che con Matteo Fraioli ha curato tutta la raccolta firme, Usmi e Cismi (per le scuole cattoliche); Non si tocca al famiglia con la rete #liberidieducare e il Flash mob del 17 giugno ; il Family Day, e le cinquanta associazioni firmatarie delle due lettere ai parlamentari promosse da Pro Polis Persona. Sigle protagoniste della “Maratona per la Famiglia” che, quest’ estate, ha portato in Parlamento dopo il Flash mob in piazza Montecitorio, al raddoppio dei fondi alle paritarie da 150 mln di euro a 300 mln.
Chi governa deve ascoltare il grido dei cittadini che oggi chiedono un sistema più inclusivo per garantire il diritto allo studio a tutti i bambini senza più distinzioni tra ricchi e poveri.
Non c'è più posto per i capricci ideologici la Politica quella vera si mette a servizio della libertà e della democrazia superando le barriere dei pregiudizi e la grande trasversalità politica dimostrata dagli esponenti di varie aree partitiche in questi mesi ha dimostrato che sul tema della libertà educativa c'e' grandissima convergenza, ora dunque si passi dalle parole ai fatti .

Roma 18 settembre 2020

                                                                                                      
                                                                               ASS.NE NON SI TOCCA LA FAMIGLIA                   
                                                          L'UFFICIO STAMPA

 

 

LE VARIE AGENZIE CHE PARLANO DI QUESTA INIZIATIVA E DI NOI

 

 

Scuola: padre Gaetani (Cism), "sarebbe da irresponsabili mandare i nostri ragazzi in classe senza le condizioni sanitarie sufficienti" | AgenSIR

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
tg Studio Aperto


COMUNICATO STAMPA

 

+++Non Si Tocca La Famiglia+++ il 17 Settembre alle 11.00 consegna al MIUR delle firme raccolte per garantire la libertà educativa delle Famiglie Italiane.Continua la #MaratonaPerLaFamiglia 

 

Il 17 settembre 2020 presso il MIUR intorno le ore 11 Non Si Tocca la Famiglia con la rete #LiberiDiEducare insieme a quella delle 50 Associazioni firmatarie della Prima e Seconda lettera ai parlamentari consegneranno al Ministro la raccolta firme con cui si è chiesta la libertà di scelta educativa per i genitori affinché scelgano di iscrivere i propri figli senza spese aggiuntive, nelle scuole pubbliche statali o paritarie pronte ad accoglierli subito e ripartire in piena sicurezza .

Il sistema scolastico è il primo fattore propulsivo per il Paese, ma ad oggi il diritto allo studio dei nostri figli è a rischio e la libertà educativa delle famiglie ignorata.

Come Associazione Non si Tocca la Famiglia firmataria della Prima e Seconda Lettera ai Parlamentari  chiediamo azioni concrete:

“RIAPERTURA DELLE SCUOLE IN SICUREZZA FAVORENDO PATTI EDUCATIVI CON LE SCUOLE PARITARIE SENZA OPPOSIZIONI IDEOLOGICHE .

IN GIOCO CI SONO DIRITTI FONDAMENTALI.

Siamo in una situazione assurda: non ci sono spazi, manca l’organico, i trasporti sono nel caos, le famiglie con figli disabili non sanno cosa fare e il Governo non valorizza le scuole paritarie.

Abbiamo chiesto con due petizioni che questi diritti vengano garantiti e come Associazioni di famiglie e genitori consegneremo di persona il sentire dei cittadini che ignorati dallo Stato hanno chiesto aiuto al mondo associativo.

14 Settembre 2020

                                               L’Ass.ne Non Si Tocca La Famiglia
                                                              Ufficio Stampa
 
 
 
 
 

 *NON SI TOCCA LA FAMIGLIA *

🛎 Sta per suonare la campanella ...SCEGLI LA SCUOLA PER I TUOI FIGLI
++Firma la petizione ++🛑Il MIUR ASCOLTA FINALMENTE IL GRIDO DELLA RETE #LiberiDiEducare LANCIATO DA NON SI TOCCA LA FAMIGLIA IN MARZO E FINALMENTE : ARRIVA IL SI ALL'UTILIZZO DELLE PARITARIE PER LA RIPARTENZA A SETTEMBRE.ADESSO IL PASSO DECISIVO :SUBITO IL COSTO STANDARD PER ALLIEVO. +++

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